Ultimo atto ieri pomeriggio in Tribunale a Reggio Calabria del processo Selfie dove era stata contestata l'associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga che dalla Calabria arrivava anche in provincia di Latina.
Tra gli imputati c'erano anche alcuni pontini coinvolti nell'inchiesta dei carabinieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dall'Antimafia.
Al termine della camera di consiglio la condanna più alta è stata per Alfredo Celani: 20 anni di reclusione come aveva chiesto il pubblico ministero nella sua requisitoria. Il 51enne di Latina è difeso dall'avvocato Alfonso Falcone.
Stessa pena anche per Michele Carabetta, 43 anni originario della Locride, erano ritenuti al vertice del sodalizio specializzato nel traffico di marijuana e scoperto dai carabinieri. Sono state accolte le richieste dei pubblici ministeri Diego Capece Minutolo e Giovanni Calamita.
Condanna a sette anni e sei mesi per Arianna Ramiccia, anche lei di Latina, rispetto ai 18 anni chiesti dall'accusa nel corso della sua requisitoria, è difesa dagli avvocati Luca Giudetti e Stefano Iucci mentre è stato assolto Massimiliano Tartaglia, difeso dall'avvocato Alessia Vita.
Ieri pomeriggio davanti al giudice Stefania Rachele del Tribunale di Reggio Calabria si è chiuso il processo di primo grado. L'operazione era scattata nel maggio del 2019 e aveva portato anche a Latina dove erano stati eseguiti alcuni arresti. Gli imputati hanno scelto di essere giudicati con il rito abbreviato ed è stata messa la parola fine al processo di primo grado al termine di una camera di consiglio durata oltre sei ore.
Le indagini avevano portato a riscrivere le rotte della droga dalla Calabria fino a Latina, proprio alla periferia del capoluogo pontino era scattato un ingente sequestro condotto dagli uomini dell'Arma che aveva portato al recupero di un carico di marijuana: tre chili di droga nascosti nel bagagliaio di una utilitaria con a bordo due romani. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, Celani rappresentava uno degli elementi di rilievo nel traffico di droga. Dalle indagini era emerso che il 51enne aveva organizzato nel 2017 proprio con Carabetta il trasporto di due carichi di marijuana e il primo era destinato nel capoluogo pontino mentre il secondo nella zona di Roma e ad altre persone. L'inchiesta era nata nel 2015 dopo che erano state scoperte due piazzole adibite alla coltivazione della cannabis e che erano recintate. Sono stati i carabinieri a ricostruire i fatti e ad arrestare poi 28 persone. Le ordinanze restrittive erano state eseguite nel giugno del 2019 e secondo quanto sostenuto dal gip, al vertice del sodalizio c'era Michele Carabetta, considerato elemento di spessore. Nelle intercettazioni telefoniche che fanno parte dell'inchiesta gli inquirenti avevano messo in luce i contatti proprio tra Carabetta e Celani. In una conversazione il 51enne manifestava la «solidità del sodalizio criminale basato su frequenti e produttivi spostamenti». I numeri dell'operazione erano stati imponenti: tra il settembre del 2016 e il luglio del 2017 in Calabria erano state localizzate ben otto coltivazioni per un totale di circa 11mila piante sequestrate e a conti fatti il volume d'affari era milionario. Ieri pomeriggio il processo si è concluso con 21 condanne e una assoluzione. Scontato che tra novanta giorni, una volta che saranno depositate le motivazioni della sentenza, le difese presenteranno ricorso in Corte d'Appello.