Per due ore il poliziotto dello Sco che è andato a scovare i conti svizzeri di Paola Cavicchi e Pasquale Maietta descrive l'andirivieni di denaro tra Latina e Lugano. L'udienza di ieri pomeriggio del processo «Arpalo» ha toccato probabilmente il nocciolo dell'inchiesta sul riciclaggio legato al Latina Calcio, nonostante la partenza lenta, dovuta ad eccezioni delle difese sulla diverse composizione del collegio giudicante. Secondo gli avvocati, infatti, la sostituzione sia del presidente che di uno dei componenti del collegio avrebbe richiesto la ripetizione di tutte le prove acquisite in dibattimento. L'istanza è stata rigettata come l'altra inerente la ripetizione del solo teste di ieri, sentito già nella scorsa udienza e la cui deposizione continuerà per il controesame il prossimo 18 maggio. Al netto delle eccezioni di procedura, il racconto dell'investigatore che ha seguito personalmente il flusso di denaro da e per la Svizzera ha fornito tre indicazioni utili per inquadrare anche in aula il caso «Arpalo».

Il primo riguarda il ruolo di Paola Cavicchi, l'imprenditrice del trasporto su gomma che all'epoca dei fatti è stata anche copresidente del Latina calcio; la polizia ha accertato che la cavicchi ha acceso un primo rapporto contrattuale su banca svizzera a luglio del 2006. Il secondo riguarda i contatti e le interessenze finanziarie di cui c'è traccia documentale tra la Cavicchi e l'ex deputato Pasquale Maietta e ciò emerge dai passaggi di denaro che, come emerso dagli atti d'inchiesta, una volta rientrati dalla Svizzera venivano utilizzati per investimenti immobiliari. Il terzo aspetto è incentrato sui rapporti, anch'essi documentati, fra il trust elvetico Scm e Maietta, poiché sono state rinvenute e lette ieri in aula mail contenenti disposizioni finanziarie con lo studio professionale di Latina dell'ex deputato. In uno dei passaggi dell'escussione del poliziotto dello Sco si è fatto riferimento anche ai pizzini acquisiti dalla squadra mobile di Latina nello studio dell'avvocato Paolo Censi il giorno del suicidio. Su uno dei biglietti c'era il nome di una società di infissi di Cisterna di Latina, srl in cui gli investigatori dell'inchiesta «Arpalo» si erano già imbattuti e per tale ragione c'è stato un ulteriore approfondimento sul denaro transitato per quella società con una fattura di 30mila euro.

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