E' stato il turno di un investigatore della Guardia di Finanza che all'epoca dei fatti si era occupato di una delle prime indagini sulle frodi carosello in Italia, ieri in Tribunale a Latina nel processo che vede sul banco degli imputati l'imprenditore pontino Fabrizio Perrozzi. E' accusato - insieme ad altre cinque persone - di un crac milionario della Etr, una azienda specializzata nella vendita di materiale hi-tech. L'alto ufficiale davanti al pubblico ministero Claudio De Lazzaro e al Collegio Penale composto dai giudici Caterina Chiaravalloti, Enrica Villani e Gaetano Negro, ha parlato a lungo e ha ricostruito le modalità dei reati contestualizzati in un arco temporale preciso: tra il 2003 e il 2006 e che dalla provincia di Latina hanno portato fino a Limena, alle porte di Padova e alla Etr, una azienda specializzata nel mercato dei cellulari.

Il comandante all'epoca dei fatti di un reparto della Finanza che si era occupato dell'inchiesta, ha offerto anche alcuni numeri della frode carosello che erano impressionati: a partire dall'emissione di fatture false per un importo di 700 milioni e ha aggiunto alcuni particolari sul sistema e su come venivano prodotte di fatto le cartiere accumulando l'Iva al credito e non versandola e utilizzandola come strumento di sconto. Oltre a Perrozzi, sul banco degli imputati ci sono Micaela Bergamin, Arianna Benedetti, Luigi Testa, Pilade Boschi e David Perrozzi, tutti residenti tra Latina, Roma, Cisterna e Velletri.

Secondo le indagini della Procura e del pubblico ministero Marco Giancristofaro, titolare del fascicolo, a vario titolo gli imputati avrebbero sottratto e distrutto le scritture contabili e i libri. Testa e Boschi non avrebbero compilato - in base all'impianto accusatorio - i libri e le altre scritture contabili o li avrebbero tenuti in maniera irregolare o incompleta e poi avrebbero distratto per prestazioni inesistenti, fondi liquidi per un importo pari a 2 milioni e 500mila euro mentre era amministratore David Perozzi. E infine 4 milioni e 380 mila euro mentre era amministratore di diritto Micaela Bergamini.