Aprono e chiudono una cooperativa sull'altra, non prima di aver generato un sostanzioso debito contributivo con l'Erario e gli enti previdenziali; i lavoratori sono sempre gli stessi, e dietro la promessa del mantenimento del posto di lavoro vengono traghettati da una società cooperativa all'altra, per lo più ignari di cosa si muova davvero dietro quel continuo movimento societario. Quello che resta invariato è invece il luogo dove i lavoratori prestano servizio, ufficialmente per conto della cooperativa, ma in realtà alle dirette dipendenze dell'azienda che li ospita, perché è da personale di quell'azienda che prendono ordini sulle mansioni da svolgere. I salari sono prevalentemente corrisposti a cottimo, «a collo» e si tratta di facchini, a «metri quadrati» se si tratta di addetti alle pulizie.

Ma quello che spesso accade è che benché siano pagati a collo o a metro quadrato, facchini e addetti alle pulizie si trovano a svolgere mansioni all'interno di un negozio o di un megastore, in veste di scaffalisti o addirittura di cassieri. Si tratta di profili che dovrebbero agire soltanto con un inquadramento contrattuale adeguato, ma avvalendosi di dipendenti di una cooperativa, peraltro facchini o addetti alle pulizie, l'azienda che li impiega risparmia cifre importanti sui costi delle loro prestazioni, intanto perché le paghe orarie sono assai meno onerose di quelle previste dai normali contratti del commercio, e poi perché al netto dei contributi previdenziali per l'azienda che si avvale delle prestazioni della cooperativa di turno.

E tra l'altro, buona parte di quelle cooperative non versano i contributi dei lavoratori, motivo per il quale periodicamente vengono poste in liquidazione e sostituite con compagini di nuova creazione con le quali il sistema di impiego illecito di forza lavoro viene perpetuato.
E che non si tratti soltanto di congetture o ipotesi accusatorie campate in aria, lo attestano le inchieste che dal 2014 ad oggi si sono susseguite a carico di cooperative e personaggi (prevalentemente dell'area pontina, dei Castelli romani e del litorale romano) che fanno riferimento a una impresa che dirotta i soci delle cooperative controllate verso una o più aziende di riferimento disseminate lungo l'intero stivale.