Le dichiarazioni dei due collaboratori di giustizia sono ritenute attendibili e convergenti nell'inchiesta Dirty glass. E' uno dei passaggi delle motivazioni con cui i giudici della Corte di Cassazione, hanno respinto il ricorso presentato dall'imprenditore Luciano Iannotta e dal luogotenente dei carabinieri Michele Carfora Lettieri. La difesa di Iannotta in quattro motivi aveva sottolineato che «le argomentazioni impugnate sono deficitarie e illogiche». I magistrati della Suprema Corte hanno sottolineato nelle motivazioni che le rivelazioni dei collaboratori, sono state corroborate dalle dichiarazioni rilasciate dalla persona offesa che ha confermato di aver subito una estorsione di 80mila euro da Renato Pugliese e Agostino Riccardo incaricati da Iannotta.

Nella decisione i giudici hanno osservato anche che la vittima «avendo percepito di essere in presenza di emissari di una organizzazione criminale, ha riferito di essersi sentita gravemente minacciata per la notoria pericolosità dei Di Silvio». La Cassazione ha preso un passaggio delle dichiarazioni messe a verbale dall'uomo quando ha detto che «Sapevo che appartenevano ai Di Silvio ed è per tale motivo che non me la sono sentita di denunciare subito l'estorsione patita e al contrario ho pagato la somma di denaro per timore di gravi ritorsioni». Per quanto riguarda la posizione del luogotenente Carfora Lettieri accusato di corruzione, i magistrati della Suprema Corte in questo caso hanno messo in evidenza l'asservimento della sua funzione di pubblico ufficiale agli interessi dell'imprenditore e che «in assenza di presidio cautelare, avrebbe ripreso a fare mercimonio», hanno osservato i giudici della seconda sezione penale, Giovanni Diotallevi, presidente e Piero D'Agostini Messini relatore. Per il militare i reati ipotizzati sono quelli anche di rivelazione di segreto d'ufficio e poi di accesso abusivo al sistema informatico.

Nei giorni scorsi il Tribunale di Roma aveva accolto le eccezioni sollevate dal collegio difensivo degli imputati, relative alla competenza territoriale del processo che si svolgerà nell'ufficio giudiziario di piazza Bruno Buozzi a Latina. Le difese avevano sollevato eccezioni riguardo ad alcuni reati commessi in diverse parti di Italia, da Roma alla provincia di Latina, da Civitavecchia a Benevento e la pubblica accusa aveva replicato sottolineando che la sede più indicata fosse quella di Latina. Le indagini condotte dagli agenti della Squadra Mobile e coordinate dai pubblici ministeri Claudio De Lazzaro e Luigia Spinelli, hanno portato a contestare l'aggravante del metodo mafioso e a chiedere per gli imputati nei cui confronti il Riesame aveva lasciato inalterato l'impianto accusatorio e la misura cautelare, il giudizio immediato. Nei confronti dei due imprenditori Antonio e Gennaro Festa, la Cassazione, ha accolto il ricorso annullando l'ordinanza e disponendo che ci sia una nuova pronuncia del Tribunale del Riesame ed entrambi i Festa sono in libertà. E' agli arresti domiciliari dallo scorso 27 marzo anche Luciano Iannotta dopo che la richiesta dei suoi difensori è stata accolta. E' molto alto il numero dei testimoni che saranno chiamati a deporre tra cui anche i due collaboratori di giustizia.