«L'interruzione della condotta non è stata il frutto di una iniziativa da parte dell'imputato ma il risultato di una iniziativa della vittima che si è allontanata dal luogo dove erano stati esplosi i colpi cercando riparo». E' questo uno dei passaggi delle motivazioni dei giudici della Corte di Cassazione, presidente Angela Tardio, relatore Vincenzo Galati, che riguardano la sentenza di otto anni di condanna emessa nei confronti di Costantino «Pesce» Di Silvio, accusato del tentato omicidio dell'ex moglie ferita da tre colpi di arma da fuoco nell'estate del 2018 a Latina.
I giudici della Suprema Corte che hanno ricostruito quello che era avvenuto la sera del 14 luglio del 2018 in via Helsinki, hanno messo in rilievo anche un altro punto che ha spinto poi la Suprema Corte a confermare la condanna a otto anni: «Nonostante il tentativo di fuga dopo i plurimi colpi - hanno osservato i magistrati - l'autore dell'aggressione armata ha insistito, tentando ulteriormente di colpire la donna ed esplodendo al suo indirizzo altri colpi per allontanarsi solo dopo che la vittima si era rifugiata nell'androne di un palazzo». Come hanno riportato i magistrati nella ricostruzione dei fatti, l'imputato dopo la fuga si era costituito in Questura, rendendo una confessione e affermando che voleva soltanto intimidire la donna da cui era legalmente separato da dieci anni . In base alla ricostruzione della polizia, Costantino «Pesce» Di Silvio, aveva aspettato l'ex moglie in via Helsinki aprendo il fuoco per tre volte e impugnando una calibro 38.

Gli investigatori avevano accertato il movente riconducibile ad una serie di dissapori per la fine della matrimonio e a quanto pare era subentrata anche della gelosia. La difesa dell'uomo, rappresentata dagli avvocati Maria Antonietta Cestra e Giuseppe Lauretti, aveva impugnato la condanna e aveva sempre sostenuto che il proprio assistito non voleva uccidere la ex ma che il suo era un tentativo di intimorire la donna. Una prospettazione diversa invece a quella degli inquirenti e anche del pubblico ministero Simona Gentile che aveva coordinato l'inchiesta. La Cassazione ha sostenuto che l'azione era stata pianificata e si era trattato di un agguato: alcune ore prima del tentato omicidio l'uomo era stato notato mentre transitava alla guida di una Fiat Punto proprio in via Helsinki. Quando la donna ha visto l'ex ha detto: «Cosa vuoi da me?» è a quel punto è stato aperto il fuoco. Sempre secondo la polizia l'incontro con l'imputato non era stato casuale ma in realtà era stata una vera e propria azione punitiva e ben studiata. Il primo intervento sulla scena del crimine era stato condotto dagli agenti della Volante e della Scientifica che avevano eseguito un accurato sopralluogo insieme alla Squadra Mobile che era riuscita a raccogliere altri elementi e a ricostruire nel dettaglio la dinamica dei fatti.
Dopo che erano state depositate le motivazioni della sentenza di Appello che risale al 2019, il caso era stato discusso in Cassazione e i giudici avevano emesso la condanna che è diventata definitiva.