Liquidando la pratica in maniera affrettata, aveva sbagliato il Commissario ad acta Grazia Maria Rita Celano che un anno fa bocciava la variante urbanistica per la trasformazione, in centro polifunzionale, della piattaforma logistica in dismissione sulla Monti Lepini, alle porte di Latina. E alla stessa maniera aveva sbagliato il Comune a non prendere in considerazione le integrazioni progettuali. Non sono più solo sospetti, ma è quanto ha stabilito il Tribunale Amministrativo Regionale accogliendo il ricorso presentato dalla società Ortofrutticolapontina che si era vista sbattere le porte in faccia dopo un lungo e tortuoso iter, ovvero dopo avere superato una serie di ostacoli e ottenuto tutti pareri tecnici necessari. Una sentenza, quella pronunciata dal collegio presieduto dal presidente del Tar della sezione staccata di Latina, Antonio Vinciguerra, che riapre la partita su un progetto platealmente osteggiato dall'amministrazione comunale, a vantaggio di altre proposte private agevolate da procedure di dubbia legittimità.

L'intervento del commissario era stato disposto dallo stesso Tar per ovviare l'immobilismo del Comune di Latina nell'esame della variante urbanistica in ballo ormai da più di quindici anni, nell'ambito di un piano per la riqualificazione dei siti dismessi lungo le porte della città, varato dallo stesso ente municipale. Periodo nel quale, oltre a dotarsi dei necessari pareri tecnici, come quelli viario e idrogeologico, il progetto aveva subito una serie di aggiustamenti suggeriti dallo stesso Comune e dalla Regione nel corso delle rispettive procedure superate. Senza dimenticare che il cambio di destinazione d'uso verrebbe agevolato dalla dotazione dei necessari servizi standard e opere di urbanizzazione previste dal piano regolatore, ma ancora incompiute.

Fatto sta che, come riconosciuto dai giudici amministrativi, dopo avere rilevato una serie di criticità, il Commissario non aveva tenuto conto dell'integrazione progettuale presentata dalla proprietà e aveva rigettato l'istanza per carenze documentali, oltretutto senza individuare una o più ragioni di interesse pubblico ritenute ostative e prevalenti rispetto a quelle peculiari della variante proposta, salvaguardando il percorso istruttorio sostenuto dal piano.
Il Tar riconosce che il Commissario ad acta non si è espresso sulle integrazioni progettuali chieste e ottenute, ma ha formalizzato il diniego contro la variante nella sua formulazione originaria sebbene fosse superata, ma al tempo stesso i giudici sottolineano che spetta al Comune esercitare i poteri di valutazione e decisione sulla modifica progettuale.

DA NON PERDERE!

Tutti gli approfondimenti su questo argomento sono disponibili nell'edizione odierna, in edicola o nella versione digitale di Latina Oggi.

EDICOLA DIGITALE: Approfitta dell'offerta, un mese a soli € 0.99