Eulalia Leo è una dolce ma determinata signora di 75 anni. Vive ad Anzio, dove non tutti la conoscono o sanno chi è perché la sua biografia è normalissima.
E' una mamma. Divenuta di colpo famosa pochi giorni fa, quando durante la requisitoria al processo «Gramigna», che vede vede diversi membri del clan Casamonica della zona di Porta Furba imputati per 416bis, il sostituto procuratore della Dda di Roma, Giovanni Musarò, ha detto di lei: «Leo Eulalia è un personaggio incredibile, fossero tutti come lei forse non esisterebbe la mafia». Il riferimento è alla deposizione della donna che ad aprile ha ripetuto in aula, punto per punto, la vicenda del prestito a strozzo fatto dai Casamonica a suo figlio, un agente finanziario di Anzio. Eulalia stava poco bene quel giorno, agitata, con problemi a respirare e anche a ricordare ciò che denunciò ad aprile 2017. Tuttavia ha ribadito ogni singolo passaggio.

Quattro anni fa ha scoperto che il figlio inviava dei vaglia postali dall'ufficio di Anzio con una parola chiave e indirizzati a quella che era il «gancio» usato dagli usurai. «Mio figlio mi chiedeva soldi ogni mese e faceva dei vaglia, a quel punto mi sono insospettita e ho insistito. Lui mi ha detto: ‘li mando agli strozzini', ai Casamonica. Non la voglio neanche pronunciare questa parola signor giudice». Eulalia quando ha scoperto che il figlio era sotto scacco dei Casamonica lo ha mandato via da Anzio, gli ha pagato un biglietto aereo per gli Stati Uniti e nel frattempo ha fatto una colletta per recuperare la somma finale dell'usura, 6.600 euro. Per raggiungere quella cifra ha dato fondo a tutto, ha venduto gli orecchini e persino la fede nuziale. In seguito è stata convocata dai carabinieri di Frascati nell'ambito dell'inchiesta «Gramigna» e anche lì ha ricostruito l'intera storia. In aula ha detto: «L'ho fatto per mio figlio, chi ha figli può capire. Io per mio figlio farei qualunque cosa e non ho paura di nessuno. Avevo paura che lo ammazzassero. Gli ho detto:' Tu vai via e a tutto il resto ci penso io, pagherò io». Così è stato. La signora ha effettivamente consegnato i contanti agli emissari degli usurai e dopo qualche mese il figlio è potuto rientrare in italia, ad Anzio.