Torna a lanciare un grido d'allarme Luigi De Nitto, il padre di Veronica, la giovane donna di Latina uccisa a Daly City, vicino San Francisco, dove si era trasferita da qualche anno ospite della sorella. Torna a farlo per invocare giustizia e attenzione maggiore da parte delle istituzioni. Dopo tutto non è rincuorante ciò che ha scoperto, scavando alla ricerca della causa alle difficoltà che sta riscontrando sin dai primi giorni dopo la tragica notizia: le autorità statunitensi hanno compiuto un grave errore comunicando il delitto al Governo italiano e la procedura è stata inevitabilmente compromessa sin dalle prime battute.

Il problema riguarda appunto la comunicazione formale, dell'omicidio, tra le due nazioni: per un grave errore, le autorità Usa hanno comunicato a quelle italiane l'omicidio con un nome sbagliato di Veronica De Nitto, ovvero Vittoria. Ciò ne consegue che formalmente la donna di Latina, per gli uffici anagrafici, non è mai morta e, soprattutto, la Procura di Roma avrebbe aperto un'inchiesta d'ufficio con un involontario errore di fondo.
«Purtroppo in questi mesi non è cambiato niente - si sfoga Luigi De Nitto - Ho avuto un contatto con il console a San Francisco, abbiamo chiarito dei piccoli punti e ho strappato la promessa di essere aggiornato almeno una volta a settimana sul coros delle indagini. Non solo non si riesce a fare giustizia per Veronica, ma i dati trasmessi dagli Stati Uniti alle autorità italiane sono viziati da una grave mancanza. È assurdo che abbiano confuso il nome Veronica con Vittoria. Ma uesta è stata la causa principale dell'invisibilità in Italia della morte di mia figlia».

Quando le informazioni continuavano a scarseggiare, assistito da un legale di fiducia, Luigi De Nitto aveva iniziato a cercare riscontri in Italia e il pensiero era andato subito all'autorità inquirente, che in questi casi apre un'inchiesta d'ufficio. Indagini di questo genere non prevedono comunicazioni ai familiari, le risultanze investigative restano segrete a lungo, ma attraverso un'istanza alla Procura di Roma il padre di Veronica ha scoperto l'iscrizione della notizia di reato con un nome sbagliato a causa dell'errore contenuto nella comunicazione inoltrata dagli Usa. Solo in seguito a questa scoperta è stato posto rimedio all'errore, ma la questione ha inevitabilmente condizionato anche le comunicazioni anagrafiche. È stata la famiglia De Nitto ad aggiornare il registro degli atti di morte comunicando il decesso di Veronica, ma doveva essere un processo automatico.

Del caso si è occupato in questi mesi anche il deputato Raffaele Trano che ha ottenuto prime risposte dal ministero degli Esteri. «Ci saremmo aspettati informazioni più dettagliate in merito alle indagini - sottolinea Trano - Ma soprattutto ci saremmo aspettati un impegno maggiore da parte delle autorità italiane ad esempio per attingere informazioni direttamente dall'ambasciata italiana in Messico, lo stato dove si sarebbe rifugiato il presunto assassino e sono indirizzate le indagini. Senza dimenticare le difficoltà che il padre di Veronica sta vivendo per accedere agli Usa, che continuano a scaricare le incombenze sull'ambasciata italiana per i permessi».