I giudici del Tribunale del Riesame di Roma hanno accolto i ricorsi presentati dai difensori degli indagati, in parte annullando e in parte riformando l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, nell'ambito dell'inchiesta Crazy Cars su una serie di presunti affari illeciti nella vendita delle auto portata avanti da due giovani imprenditori di Latina e Sezze con la partecipazione dei loro collaboratori. Una decisione arrivata ieri quando il collegio giudicante, una volta sciolta la riserva, ha disposto i primi provvedimenti.

Tra i primi a lasciare il carcere è Cristian Malandruccolo assistito dagli avvocati Giancarlo Vitelli e Marta Censi, uno dei principali indagati dell'indagine condotta dagli investigatori della Squadra Mobile diretti dal vice questore Giuseppe Pontecorvo. I giudici del Riesame hanno concesso gli arresti domiciliari al 36enne di Sezze, indiziato di avere commissionato un'estorsione a un cliente del proprio autosalone per non riconoscergli il pagamento di una macchina e in altre circostanze di avere ricettato vetture rubate. Nel suo caso, i difensori di fiducia avevano prodotto una prova, nello specifico un filmato, che smonta l'accusa di estorsione: il video documenta che la vittima della presunta ritorsione, in realtà non aveva firmato sotto minaccia un documento per attestare falsamente di avere ricevuto i soldi, ma di avere ceduto al cognato il credito vantato per la vendita di una Mercedes Gla all'autosalone di Malandruccolo.

Nel caso invece di Mattia Italiani, assistito dagli avvocati Giancarlo Vitelli e Italo Montini, indiziato di avere consumato l'estorsione per conto di Malandruccolo, il Tribunale del Riesame di Roma ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere disponendo l'immediata scarcerazione. Nel suo caso gli avvocati di fiducia hanno smontato il quadro indiziario dimostrando come gli elementi raccolti nel corso delle indagini siano discordanti e per certi versi insufficienti per sostenere le esigenze cautelari. La vittima dell'estorsione avrebbe riconosciuto il giovane di Sezze quale uno degli autori di una minaccia armata che in un primo momento aveva detto, e in un secondo momento confermato, di avere subito da persone che non poteva identificare a causa del buio. Oltretutto dalle intercettazioni effettuate a suo carico non sono emerse conversazioni di interesse investigativo e le telefonate con la vittima sarebbero partite tutte da quest'ultimo.

L'immediata liberazione è stata disposta anche per Giuseppe Cannizzaro che si trovava agli arresti domiciliari.