Nell'inchiesta denominata Tacchi a Spillo che ha svelato gli affari illeciti portati avanti da un'intera famiglia, dedita allo sfruttamento e al favoreggiamento della prostituzione attraverso l'impiego di una serie di mini case vacanza nella zona del litorale di Latina, gli inquirenti annotano una circostanza che innanzitutto conferma il coinvolgimento degli indagati nella gestione delle escort, ma al tempo stesso illustra un fenomeno sociale che ha interessato e ancora oggi interessa con l'avvento dell'emergenza sanitaria in atto: gli interessi di Daniele Sciotti e parenti, hanno iniziato a vacillare con l'arrivo del Covid, un imprevisto che ha lasciato le escort senza lavoro a lungo e probabilmente ha ricadute ancora oggi.

È una telefonata telefonata intercettata dalla Squadra Mobile a rivelare il crollo degli affari portati avanti fino al febbraio dello scorso anno affittando le case alle escort. È proprio Daniele Sciotti a rivelare questo particolare, parlando con l'anziana parente che abita al lido e già in altre circostanze il quarantunenne aveva contattato per avere notizie sull'andamento del lavoro delle prostitute, specie quelle che non lo pagavano. «Mo queste qua stanno ad andà tutte via co sta paura de sto virus...» si sfoga l'indagato. L'anziana donna replica ingenuamente: «A ‘ndo vanno? Che non ce sta dappertutto?». E lui spiega: «Eh però non lavorano.... come fanno a pagatte».

Gli investigatori ritengono che il favoreggiamento della prostituzione era un affare solido, per quella famiglia, fino a quel momento. Basti pensare che una delle escort ha dichiarato di essersi rivolta a loro, per affittare casa, per ben dieci anni. Perché i mini appartamenti, una buona parte dislocati in via Palmarola sul lungomare vicino Foce Verde, gli altri in strada Litoranea dalle parti di Borgo Sabotino, di base erano concessi in locazione come case vacanze: i primi sono situati a poche centinaia di metri dal mare. Ma alcune di quelle case, finita la stagione balneare, rimarrebbero inutilizzate: i poliziotti della Mobile hanno accertato che i proprietari non disdegnavano di mettere quei locali a disposizione anche di pregiudicati, come nel caso di un romeno che fu poi arrestato. Anche se il business più allettante era quello della prostituzione: alle escort, potevano chiedere un canone di gran lunga maggiore rispetto alla media del mercato immobiliare, praticamente equiparabile a quello estivo.

C'è poi una questione che emerge con l'estorsione consumata da Daniele Sciotti ai danni di una squillo che non voleva pagarlo. Vale a dire il riferimento, nel corso delle minacce, a coperture che gli avrebbero garantito l'impunità, ma soprattutto l'intenzione di ricorrere a pistole e all'aiuto di zingari. Non è ancora chiaro se l'indagato dicesse certe cose solo per spaventare le giovani affittuarie, oppure se fossero affermazioni fondate. Fatto sta che secondo la vittima, alcune donne ospiti di quelle case esercitavano anche la prostituzione in strada ed erano gestite da amici "zingari" di Sciotti.