L'azienda avicola di strada del Bufalotto è tornata a lavorare a pieno regime per la produzione di uova e puntualmente sono tornati i disagi per i residenti di Borgo Bainsizza. Cattivi odori e soprattutto insetti, l'invasione di mosche che in quella zona aveva dimenticato da quasi sette anni, non stanno interessando solo le abitazioni del circondario, ma anche aziende agricole che subiscono inevitabili ripercussioni. Tra i cittadini che da mesi sono in allerta per la riapertura del pollificio, anche l'ex assessore Gianluca Di Cocco, portavoce comunale di Fratelli d'Italia che invoca soluzioni urgenti prima che la situazione possa precipitare, negli anni in cui si è arrivati alla chiusura dell'allevamento, col sequestro del novembre 2014, per violazioni ambientali e igienico sanitarie.

«Ricomincia un incubo - sottolinea Gianluca Di Cocco, che da delegato alla protezione civile proprio nel 2014 ha vissuto in prima persona la campagna di controlli avviata sul pollificio - È vero che questo tipo di impianti devono essere fatti in zona agricola, ma è pur vero che lì ci sono attività e aziende agricole che vivono grazie al prodotto che coltivano, e non si può di certo vivere sia economicamente che socialmente in una situazione di questo tipo. Gli appelli, i vari esposti non hanno prodotto assolutamente niente, se non nel periodo di chiusura del pollificio, quando si è tornati a una vita normale. Oggi la cittadinanza è tornata in una situazione insostenbile e ricordiamoci che intorno a questo allevamento ci sono aziende di eccellenza che coltivano prodotti di eccellenza e oggi sono impossibilitati a lavorare in condizioni di normalità. Così come i residenti sono impossibilitati a vivere in maniera decente».

L'avicola di strada Bufalotto ha potuto riaprire in seguito alla sentenza di primo grado pronunciata dal Tribunale di Latina a carico dei due amministratori della società, condannati alla pena di un anno e sette mesi di reclusione per i cattivi odori causati dall'allevamento e per la mancata autorizzazione degli scarichi delle acque reflue, mentre sono stati assolti dalle altre accuse: in quella circostanza, era l'estate del 2019, il giudice aveva disposto il dissequestro dell'impianto che fino a quel momento aveva ricevuto quattro bocciature in seguito alle diverse richieste di riapertura avanzate dalla proprietà, istanze che avevano fatto scattare le procedure di valutazione della struttura compiute dagli enti locali di concerto con la Procura.

Fatto sta che la riapertura non aveva lasciato presagire nulla di buono, visto che dopo la presentazione della Scia da parte della proprietà nel novembre scorso, il Comune aveva dovuto sospendere subito l'attività perché era emerso il mancato adempimento di alcune delle prescrizioni della Provincia in merito all'Autorizzazione unica ambientale. Poi erano arrivati i primi disagi e l'amministrazione comunale aveva rassicurato i cittadini sul monitoraggio dell'impianto. Ma la situazione non sembra migliorare.