Hanno spiegato che a tutto pensavano tranne che ad un giro di prostituzione e al massimo hanno pensato a delle massaggiatrici. E' questo quello che hanno dichiarato ieri davanti al giudice per le indagini preliminari Pierpaolo Bortone, due indagati dell'operazione Tacchi a spillo, condotta dagli agenti della Squadra Mobile che aveva portato alla scoperta di un giro di squillo a Latina. E' stato interrogato Daniele Sciotti, 41 anni, detenuto agli arresti domiciliari. Insieme a lui erano stati coinvolti anche i genitori nell'inchiesta, sottoposti all'obbligo di firma. Sono tutti difesi dall'avvocato Oreste Palmieri. Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, il 41enne ha cercato di chiarire la propria posizione negando le accuse di sfruttamento della prostituzione. Il padre dell'uomo si è avvalso mentre la madre di Sciotti ha ribadito che non sapeva cosa accadesse all'interno degli immobili.

Le indagini della polizia erano scattate a seguito della denuncia presentata da una donna straniera che aveva riferito di essere stata minacciata anche con maniere forti. A vario titolo i reati contestati sono quelli di tentata estorsione e poi sfruttamento della prostituzione. Le donne tutte di origine straniera, sia del Sud America che dell'Est Europa mettevano gli annunci su dei siti specializzati. Secondo il castello accusatorio, quello della prostituzione era un vero e proprio affare, come era emerso anche dalle intercettazioni telefoniche quando Sciotti si sfoga con una parente proprio durante il periodo di pandemia. Gli affari crollano per la paura di contagi e molte straniere vanno via: «Mo queste qua stanno ad andà tutte via co sta paura de sto virus...» dice Sciotti.

«A ‘ndo vanno? Che non ce sta dappertutto?». Risponde la parente. E lui aggiunge: «Eh però non lavorano.... come fanno a pagatte». E' questa una telefonata molto indicativa secondo gli inquirenti che ha permesso di raccogliere un altro elemento importante. Nell'inchiesta - coordinata dal Procuratore Aggiunto Carlo Lasperanza che aveva richiesto l'emissione dei provvedimenti restrittivi al giudice - c'è un altro passaggio chiave nelle intercettazioni. «Vatti a fare dare i soldi, io 50 euro non li voglio. "Mi metto qua" gli devi dire... Se no ci vado io, ha rotto! Fatteli dare, siamo rimasti senza soldi». Sono in tutto cinque gli indagati che sono accusati di avere sfruttato e favorito la prostituzione. Sono in tutto cinque le abitazioni tra Borgo Sabotino e Foce Verde che erano state sequestrate dalla polizia nel corso dell'operazione.
Secondo quanto contestato le escort pagavano dai 250 ai 500 euro per l'affitto degli appartamenti e davano una percentuale anche sul guadagno.