Gli investigatori della Questura stanno lavorando in questi giorni per ricostruire nei particolari la brutale aggressione subita da un anziano degente di una residenza sanitaria assistenziale del capoluogo. Prima di tutto i poliziotti dovranno delineare le responsabilità dell'aggressore e la sua consapevolezza dei fatti, trattandosi, a quanto pare, di una persona affetta da problemi psichici. Ma un aspetto altrettanto centrale riguarda la responsabilità indiretta del caso, per stabilire se l'aggressione poteva essere fermata in tempo e chi doveva evitare che la situazione potesse degenerare in quella maniera.

I familiari della vittima, un ex giudice onorario di 84 anni, al loro arrivo nella Rsa quella notte avevano trovato una scena straziante. Il loro congiunto mostrava i segni evidenti del pestaggio, soprattutto al volto, e il suo letto era pieno di sangue. Oltretutto l'uomo non riusciva a parlare e aveva quasi perso la funzionalità di un occhio. L'impressione è che non solo l'aggressore sia riuscito agevolmente a raggiungere il letto del malcapitato, in una stanza diversa dalla sua, ma abbia avuto tutto il tempo di picchiarlo e infierire su di lui. Fatto sta che l'anziano degente è stato trasferito d'urgenza presso l'ospedale Santa Maria Goretti in condizioni delicate, aggravate da patologie che ne impediscono un trattamento chirurgico completo.

L'episodio va inquadrato nel contesto sanitario in cui si trovavano i degenti coinvolti nel brutale pestaggio. L'anziano giudice proveniva da un'altra Rsa fuori Latina, trasferito per le mutate esigenze assistenziali e quando è stato picchiato stava trascorrendo la seconda notte nella struttura di Latina. In ogni caso gli investigatori, una volta appurate le responsabilità dell'aggressore, dovranno stabilire come sia potuto succedere un fatto simile, se qualcuno doveva vigilare e perché non è intervenuto in tempo.
Certo, sono stati gli operatori della struttura a liberare la vittima bloccando l'altro paziente che lo stava picchiando, ma viste le conseguenze subite dall'anziano degente, sembra evidente che l'intervento sia stato tardivo e comunque la presenza del personale non è bastata per fermare l'aggressione sul nascere.

Un altro aspetto da chiarire riguarda la facilità con cui l'aggressore è riuscito a lasciare il proprio letto. Soprattutto se fosse vero, come emerso in un primo momento, che venisse considerato un paziente con difficoltà di deambulazione. Oltretutto va considerato, stando sempre a una ricostruzione iniziale dei fatti, che per consumare quel folle piano l'autore del pestaggio sarebbe riuscito, da solo, a superare le sponde del letto che dovevano impedirgli una completa libertà di movimento, oltre a impedire il rischio di cadute accidentali nel sonno. Insomma, gli investigatori stanno valutando anche se fosse stato sottovalutato il rischio di tenere un paziente del genere tra i degenti comuni, o meglio se qualcuno avesse sottovalutato le sue reali condizione di salute mentale. Fatto sta che dopo l'aggressione l'uomo è stato trasferito in una clinica del Sudpontino specializzata nel ricovero di pazienti con patologie psichiatriche.