«Zoccola comunista, lascia stare Mazzi e Candido». Questa è la frase contenuta nelle lettera minatoria arrivata all'ufficio protocollo del Comune di Anzio e diretta alla consigliera del Partito Democratico Lina Giannino firmata non da nomi di fantasia bensì dalla sigla «Club Anzio» accompagnata dal simbolo del fascio littorio. Materialmente la lettera non è nelle mani della consigliera; ne ha conosciuto il contenuto per il tramite della polizia, che sta indagando su una storia che contiene una quantità elevata di anomalie e un alto tasso di pericolosità. La veterinaria Lina Giannino non si scompone, nemmeno per gli epiteti misogini, ma è consapevole di aver toccato qualche nervo scoperto.
Le indagini
E' escluso per ora, e probabilmente per sempre, che a scrivere la lettera siano stati i due politici citati. Chi sono? Candido è il sindaco, Candido De Angelis appunto, il quale è stato comunque il primo a chiedere, con un comunicato stampa, che sia fatta piena luce al più presto sul grave gesto che ha colpito la consigliera di opposizione. L'altro è l'assessore all'urbanistica del Comune di Anzio, Gianluca Mazzi, con cui la Giannino ha avuto uno scambio di vedute piuttosto complicato in tempi assai recenti in relazione all'arresto di Salvatore Lupoli. Quest'ultimo è tra i principali indagati dell'operazione Crazy cars della squadra mobile di Latina, finito in manette il 27 aprile scorso.
Dettagli
Nel contempo Lupoli era anche presidente dell'associazione di protezione civile Le aquile che ad Anzio svolge dei servizi di pubblica utilità a titolo non oneroso. Pochi giorni dopo l'arresto di Lupo la Giannino si era presentata in aula con una mozione nella quale chiedeva delucidazioni circa eventuali rapporti tra l'amministrazione e Le Aquile, posto che esisteva, come si evince dai social, un rapporto di amicizia tra Lupoli e Mazzi. L'assessore aveva ricordato la gratuità dei servizi de Le Aquile pur rivendicando l'amicizia con Lupoli, il cui coinvolgimento nell'inchiesta era sconosciuto a tutti fino al giorno degli arresti. Crazy cars è un'inchiesta iniziata a maggio del 2019 su denuncia di un cittadino rumeno che aveva subito una truffa per la vendita della sua auto non ricevendo il compenso pattuito e quando aveva chiesto spiegazioni era stato fermato in strada da due persone e minacciato.
Per dovere
«Ho fatto solo il mio dovere con quella interrogazione - dice Lina Giannino - volevo chiarimenti circa eventuali rapporti tra Le Aquile e il Comune, visto che il presidente era stato arrestato per reati gravi e visto che lo stesso presidente si vantava sui social persino di aver condiviso il piano di protezione civile dell'ente. La mia è stata un'iniziativa dovuta. Non penso che Mazzi, con cui pure abbiamo avuto scambi di opinione molto forti, abbia scritto quella lettera. E' stupido aver messo tutti quei riferimenti così precisi, però il messaggio resta. Magari è stato qualcuno che vuole manifestare solidarietà a Mazzi e al sindaco. Io non mi fermo davanti a questo e ogni volta che ci sarà da chiedere delucidazioni lo farò, continuerò a farlo».
Le altre volte
Coriacea Lina Giannino lo è da un pezzo. Si sapeva. Nel passato recente ha ricevuto un'altra lettera presso l'ufficio protocollo del Comune e all'interno c'era un proiettile. Poi qualcuno rimasto ignoto le ha squarciato le gomme della macchina e scritto epiteti sui muri della sua abitazione. Ciò nonostante fino ad ora nessuno ha ritenuto di intervenire con eventuali misure di protezione fisica della consigliera. Ieri pomeriggio l'associazione «Reti di Giustizia» ha inviato un comunicato di solidarietà alla consigliera ricordando il clima di particolare tensione e violenza che circonda il Comune per via degli altri numerosi episodi intimidatori vissuti dal 2015 ad oggi e che hanno riguardato anche altre figure istituzionali, come l'ex assessore Alberto Alessandroni, il vicesindaco Giorgio Zucchini, la ex segretaria comunale Marina Inches. La modalità intimidatoria lascia spazio a molte interpretazioni, dal fanatismo alla difesa di una parte politica ed è difficile ipotizzare che ci sarà una svolta nelle indagini, perché è impossibile risalire a chi ha inviato la lettera. Quel che invece appare scontato è una inevitabile e ulteriore escalation poiché le azioni poste in essere sin qui sono rimaste impunite. E non hanno fatto nemmeno tanto scalpore, se si pensa che la Giannino fino a ieri pomeriggio non aveva ricevuto ancora la solidarietà dei vertici provinciali, regionali e nazionali del suo partito.