Il ritrovamento del Nudino femminile ha aperto nuovi scenari. L'opera che risale al 1921, firmata dal pittore veneziano Guido Cadorin, dopo 70 anni è tornata a casa, qui a Latina. La Pinacoteca è un luogo prezioso, ha un valore. I quadri e i dipinti rubati molti anni fa, a partire dalla notte dell'otto settembre del 1943, è come se fossero tanti cold case su cui gli investigatori dell'Arma dei carabinieri, specializzati nel recupero di opere d'arte scomparse nel nulla, continuano a lavorare.

Basta qualche numero per capire quanto sia vasto il patrimonio pontino. Sono stati in tutto 232 i furti registrati a Latina e provincia, con 3619 beni sottratti e ben 1422 recuperati dai carabinieri per la tutela del patrimonio. Alcune operazioni sono state di particolare rilievo e interesse archeologico. Dalla testa dell'imperatore Tiberio da giovane, portata via dal Comune di Ventotene nel 1979, alla statua femminile di epoca romana rubata a Terracina e individuata negli States. Quasi la metà dei beni portati via in provincia sono stati sottratti nel capoluogo: ben 1711, e la percentuale di recupero è molto alta. Sono stati in tutto 1136 i beni ritrovati dai carabinieri.

A Latina città oltre ai sei furti messi a segno in casa di privati, ci sono gli episodi registrati nella Pinacoteca in tre diversi periodi storici: il primo nel 1943, il secondo nel 1999 e il terzo risale al 2015. Il colpo più ingente è quello che riguarda il saccheggio di ben 386 opere tra cui quadri ma anche busti e statue e che risale al 1943. L'elenco è lungo e spiccano dei pezzi prestigiosi dell'arte italiana: c'è una scultura di Lucio Fontana, e una serie di dipinti che appartengono a Antonio Discovolo, Tito Ettore, Gianfilippo Usellini e Giuseppe Capogrossi.
Da segnalare anche l'ammanco (recente) di un dipinto di Agostino Bosia dal titolo «Il Costruttore». Nella lista c'è anche il furto di due disegni di Mario Sironi, dal Museo della Grafica incisa M.Valeriani. A Latina spicca anche un colpo che risale al 1980 nella biblioteca Aldo Manuzio, quando sparirono reperti archeologici e frammenti di statue per un totale di 79 pezzi.

Nella banca dati dell'Arma è finito anche il furto commesso nel monastero delle clarisse di Santa Chiara tra il 2017 e il 2019 e fra le opere recuperate nel 2020 dal Nucleo di Napoli vi è l'intero patrimonio. Infine tra gli altri furti commessi anche uno registrato sull'Appia al chilometro 73: in quel caso era stato portato via un busto di epoca romana.

L'attività di ricerca è su tutti i fronti: ogni giorno oltre che sul posto i carabinieri controllano i punti di interesse che potrebbero portare verso una svolta dell'inchiesta. Dagli antiquari, alle case d'asta, ai mercatini fino alle mostre anche su Internet, dove sempre più spesso ormai si ritrovano i beni rubati andando a cercare in particolare nei cataloghi.

Tutti questi numeri con le relative immagini e le descrizioni confluiscono nella banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dalla sezione Elaborazione dati diretta dal tenente colonnello Luigi Spadari che contiene informazioni sui reperti da recuperare, di provenienza italiana o internazionale. I numeri sono imponenti: è raccolto e descritto oltre un milione e 286.000 di oggetti rubati e oltre 813.000 immagini. E' la prima raccolta al mondo in questo settore e dentro c'è anche un pezzo della provincia pontina sulle cui tracce ci sono i carabinieri.