Panchine come letti. Porzioni dei giardini occupate da cartoni, buste e bottiglie. Tutto sotto lo "sguardo" di Sandro Pertini. Siamo a Latina, pieno centro, anno 2021. Per la precisione nello spazio verde delimitato da via Don Morosini e via Cairoli. Con al centro il busto di uno dei presidenti della Repubblica più amati. Forse il più apprezzato di sempre. E' qui che un gruppo di clochard di diverse nazionalità hanno deciso di "marcare il territorio", di farne la propria casa a cielo aperto, incuranti di quanto accade loro intorno, del disappunto dei passanti, dei residenti che li osservano con sguardo torvo da balconi e finestre. «E' uno schifo - tuona un signore anziano a spasso con il cagnolino indicando, dopo essersi voltato, un palazzo distante una trentina di metri -. Abito lì, proprio a un passo da questo spettacolo indecente. Noi che abitiamo in questa zona abbiamo paura, inutile nasconderlo, perché qui la situazione è al limite sia di giorno che di notte. Tra loro ci sono persone che non danno fastidio a nessuno ma anche tanti che tranquilli non lo sono affatto».
Una signora annuisce alle parole di quello che deve essere un suo vicino di casa: «Ha ragione - interviene -, qui tutti siamo preoccupati e stanchi. Sono sempre ubriachi, e poi gira droga. Ci sono sempre discussioni, liti. Urlano, fanno i bisogni senza alcun ritegno e senza curarsi nemmeno dei bambini. Qui di certo non possono giocare, anche se ne avrebbero tutto il diritto».

Già, va detto però che a dare un'occhiata all'erba incolta che ricopre tutta l'area sarebbe comunque difficile trovare un genitore disposto a lasciar scorrazzare il proprio figlio pure in assenza degli occupanti senzatetto. Ma questo è un altro discorso, che rientra nelle competenze di un altro assessorato del Comune. Quello dei clochard, invece, è un problema che deve essere affrontato in primis da chi si occupa delle Politiche di Welfare. Perché qui si parla di sociale. E di una questione che non si può risolvere ripulendosi la coscienza con un piatto di pasta o con qualche straccio. E nemmeno con il Pronto Intervento Sociale. Di certo nemmeno con le forze dell'ordine che vedrebbero finire nel vuoto qualsiasi operazione: sgombero e qualche giorno dopo, per non dire qualche ora dopo, mi ritrovo al punto di partenza. Zone franche, metri quadrati occupati, panchine materasso ed aria elettrica attorno. E qui non si sta parlando di una proprietà privata come nel caso dell'androne di via Costa, dove per liberarsi di tre clochard si potrebbe partire, ad esempio, da un esposto dei proprietari, ma di giardini pubblici. Di spazi che appartengono a tutti. Da liberare soltanto trovando un tetto sulla testa a chi, evidentemente, non ha nessun altro posto dove dimorare.