Il settimo screening di massa provinciale è stato disertato. A differenza dei precedenti, vale a dire i tre organizzati a Bella Farnia e quelli di Borgo Hermada, Pontinia e Fondi, quello di San Felice Circeo, che è scattato intorno alle 14 presso il parcheggio di Colonia Elena in via Leopardi e che avrebbe dovuto protrarsi fino alle 20, ha visto presentarsi per il test rapido appena 60 esponenti della comunità straniera, a partire dalla rappresentanza indiana, su 500 persone previste (la Asl di Latina aveva preparato circa 600 tamponi). Un "buco nell'acqua" che si è concluso con una sola positività riscontrata - una bambina di 10 anni - e che apre le porte a qualche valutazione più ampia ma soprattutto a qualche legittimo sospetto: è forse stata individuata la zona con più irregolari? Persone che, evidentemente, non vogliono comparire perché non provviste dei documenti di prassi? Che sono poi quelle, inutile girarci intorno, sulle quali si è accentrata l'attenzione delle istituzioni perché tra loro ci sono anche quelli rientrati dall'Asia e dunque più "pericolosi" sul fronte dell'accesso della variante indiana.

Nel frattempo, l'amministrazione comunale di Sabaudia, alla luce delle due strutture territoriali diventate a tutti gli effetti altrettanti hotel Covid per ospitare gli stranieri risultati positivi e di conseguenza costretti alla quarantena, come la Casa domotica di via Cesare Del Piano e l'ex asilo in località Cerasella (Migliara 51), entrambe sotto la gestione della Cooperativa Sociale "Il Quadrifoglio", per non correre alcun tipo di rischio ha deciso di predisporre un servizio di vigilanza affidato alla ditta "Servizi Operativi Investigativi".
Intanto, mentre il Covid anche ieri è rimasto a "testa bassa" con 48 casi (un solo ricovero, 27 guarigioni e 2.417 vaccinazioni), all'ospedale Goretti di Latina è stata installato un container per la decontaminazione degli operatori sanitari ed è iniziata una nuova riconversione: meno reparti Covid e più spazio alle altre patologie. Un ritorno progressivo all'ordinarietà che era l'obiettivo principale che si prefiggeva la direttrice generale Silvia Cavalli una volta usciti dalla fase clou della pandemia. Al momento sono 66 i pazienti Covid dei quali 2 in terapia intensiva.