In aula ha deposto un investigatore della Guardia di Finanza e una parte offesa, una donna che si era fidata ciecamente del promoter «dandy», accusato di appropriazione indebita. Sul banco degli imputati Mauro C. di Latina, 67 anni, accusato - secondo quanto ipotizzato dalla Procura - di una appropriazione indebita che a conti fatti supera i 200mila euro.
In aula davanti al giudice monocratico Rosamunda Zampi, il maresciallo del Comando Provinciale di Palazzo Emme ha ricostruito le modalità dell'indagine e ha sottolineato le condotte dell'imputato che grazie al suo savoir faire era riuscito a conquistare la fiducia di diverse persone, comprese le quattro vittime che lamentano di aver subito un danno ingente. A lui avevano affidato - nel corso degli anni - delle somme di denaro, come la storia di una pensionata di Latina che in quel signore elegante, dai modi distinti e piacevoli, gli aveva dato piena fiducia. Due vittime sono residenti a Latina, una a Forlì e una quarta invece in provincia di Salerno, nella zona della Costiera Amalfitana ma che non hanno proposto querela. Oltre all'ex amica, c'è anche un cugino e altre due persone che il promoter aveva conosciuto in occasione dei suoi viaggi e con cui era nata una amicizia soggiornando in un hotel di lusso. Ieri in Tribunale ha deposto proprio la donna di Latina che nel corso di una lunga testimonianza ha detto: «Mi sono pentita di essermi fidata di lui, mi sono fidata troppo di questa persona», ha spiegato. Quando ha capito tutto è andata a Palazzo Emme al Comando Provinciale della Guardia di Finanza a denunciare il fatto. Dai controlli è venuto fuori che il promoter (anche se nelle carte è emerso che non era iscritto all'albo), aveva la delega della signora ad operare sul conto corrente e secondo quanto ricostruito, ha distratto delle somme di denaro pari a 200mila euro. La parte offesa ha parlato a lungo e ha spiegato che ha conosciuto il 67enne nel 1998 e che le era stato presentato dal marito che aveva una concessionaria di auto. Non si era mai preoccupata, poi ad un certo punto quel signore è diventato sfuggente.

«Aveva provocato - è quanto sostiene la Procura e il pm Giancristofaro titolare del fascicolo - un danno patrimoniale di rilevante gravità». L'uomo si era impossessato di circa 200mila euro consegnati in diverse tranche da una donna di Latina, 11 mila euro di un uomo e di somme di denaro tra i 5 e i 6mila euro. Le condotte contestate nel capo di imputazione sono avvenute nel capoluogo pontino, a partire dal 2015. Inoltre sempre dalle carte dell'inchiesta, è emerso che l'uomo per accreditarsi in ambienti altolocati, aveva detto anche di essere interessato per entrare all'interno della As Roma. L'imputato è difeso dagli avvocati Francesco Vasaturo e Michele Iazzetta e la parte civile è rappresentata dagli avvocati Daniela Fiore e Simone Vittori. Ieri alla fine il dibattimento è stato rinviato. Il processo riprende il 25 marzo del 2022 quando saranno ascoltati altri testimoni e poi l'imputato e non è escluso anche che si chiuda con la discussione e la sentenza.