Non c'è pace nel processo per un riciclaggio di auto di lusso che coinvolgeva la provincia di Latina e l'Africa del Nord dove finivano decine e decine di suv, tra Range Rover ma anche Bmw e Rav 4 della Toyota che all'epoca dei fatti erano molto ricercate sul mercato parallelo.
Ieri doveva deporre un investigatore che si era occupato delle indagini ma la testimonianza è slittata a causa di un difetto di notifica per un caso di omonimia ad un avvocato di un imputato. Una circostanza singolare e così alla fine il collegio penale - presieduto dal giudice Gian Luca Soana e dai giudici Fabio Velardi e Beatrice Bernabei - ha disposto il rinvio. In quell'occasione sarà ascoltato per la terza volta il testimone: si tratta del comandante dei carabinieri di Sermoneta Antonio Vicedomini che si era occupato in prima persona delle indagini dove era stato contestato il vincolo associativo e a vario titolo anche il riciclaggio.

Da quando è iniziato il dibattimento l'investigatore è stato ascoltato una prima volta nel 2016, la deposizione era stata rinviata poi una seconda volta nel 2019 e ieri doveva essere ascoltato nuovamente per l'ultima volta con relativo contro esame del collegio difensivo. Alla fine niente da fare, ieri a causa del difetto di notifica l'udienza è saltata, in passato a causa di una serie di cambi di collegio, rinvii, impedimenti, fino all'emergenza Covid il processo era rimasto fermo.
Le indagini erano state condotte dal pubblico ministero Giuseppe Bontempo che aveva seguito passo dopo passo tutta l'evoluzione dell'inchiesta, rianimata dal magistrato inquirente. L'indagine che risaliva al 2010 infatti e che sembrava su un binario morto aveva ripreso vigore e gli investigatori avevano scoperto un giro di vetture rubate che finivano all'estero.

I corrieri di Range Rover o fiammanti Bmw, è emerso che viaggiavano di notte in Autostrada per evitare controlli e dribblare eventuali inconvenienti e in un secondo momento quando arrivavano a Ventimiglia il più era fatto.
Il confine con la Francia era un nodo cruciale che permetteva poi di arrivare in Spagna e infine giungere senza problemi - secondo la ricostruzione dei carabinieri - all'imbarco per le coste del Nord Africa.
E' emerso inoltre che il sodalizio sceglieva i porti di Civitavecchia e Livorno, ritenuti più sicuri rispetto a Genova per imbarcare i suv clonati con un sistema ingegnoso. Dopo il furto, sui siti dove venivano messe in vendita auto pulite, alcuni imputati inserivano il modello della vettura in realtà esistente, il colore e poi copiavano la targa.
Un modalità molto efficace che ha fruttato un ingente guadagno. In base agli accertamenti dei carabinieri il giro riguardava 200 veicoli all'anno per un importo di circa 4 milioni di euro. Le auto rubate a Roma e a Latina e provincia finivano poi in Mauritania, Marocco e Tunisia. La Procura aveva chiesto per gli imputati il giudizio immediato. Ieri pomeriggio per la fine della deposizione del primo testimone si è reso necessario un nuovo rinvio.