Un imprenditore del settore gioco è finito nei guai per l'installazione di slot machine alterate in maniera tale da non comunicare, all'Erario, l'effettivo incasso, aggirando la tassazione prevista. È quanto emerge da una sentenza della Suprema Corte di Cassazione che ha rigettato il ricorso presentato dall'indagato nel tentativo di ottenere il dissequestro delle schede elettroniche manomesse. Una decisione che conferma il quadro indiziario raccolto a carico di A.P., 52 anni di Pomezia, titolare di una società che distribuisce macchinette "mangiasoldi" anche nel territorio pontino: rischia di dover rispondere dei reati di interruzione delle comunicazioni informatiche e frode informatica commessa con l'abuso della qualità di operatore del sistema.

La scoperta dei video poker scollegati dalla rete internet risale allo scorso anno nell'ambito di un'operazione di polizia giudiziaria che ha interessato anche alcune sale giochi del territorio di Latina. In quella circostanza gli investigatori riscontrarono la manomissione degli sportelli di protezione delle schede di gioco di sei slot machine, riconducibili all'imprenditore di Pomezia, installate in un'attività della provincia pontina. In quella circostanza scattò il sequestro delle sei schede gioco, poi convalidato dal pubblico ministero e confermato dal Tribunale di Latina, con apposita ordinanza emessa a seguito del riesame chiesto dalla difesa dell'indagato.