Resta in carcere Vito Garofano, il 60enne di Latina arrestato dalla polizia con l'accusa di estorsione nei confronti del parroco della chiesa di Santa Maria Goretti. Il giudice Giorgia Castriota che ha ascoltato l'indagato, ha ritenuto come misura proporzionata quella del carcere, alla luce degli elementi raccolti dagli investigatori. Ieri mattina si è svolto l'interrogatorio di convalida nel corso del quale Garofano ha cercato di ridimensionare la accuse, sostenendo di essere estraneo agli addebiti contestati e di essersi rivolto al parroco ma solo per chiedere aiuto. «Non l'ho minacciato mi ha aiutato nei momenti di difficoltà», ha detto l'indagato, assistito dall'avvocato Adriana Anzeloni, nel tentativo di respingere degli addebiti.

Una versione a cui il magistrato non ha creduto e a margine dell'audizione il giudice ha emesso una ordinanza di custodia cautelare in carcere lasciando integro l'impianto accusatorio degli agenti della Squadra Volante che hanno portato all'arresto di Garofano. La cattura era avvenuta in flagranza di reato a seguito di una operazione degli investigatori del commissario Giovanni Scifoni che avevano raccolto immediatamente la richiesta di intervento del sacerdote. Le condotte del 60enne non erano isolate ma a quanto pare sarebbero state seriali e la richiesta di soldi andava avanti almeno da due anni a questa parte è emerso nel corso delle indagini. Garofano - secondo la ricostruzione degli investigatori - si presentava in chiesa anche tre volte a settimana per chiedere i soldi e quando non riceveva quello che voleva, iniziavano le minacce alcune molto chiare con una serie di ritorsioni, a partire dal danneggiamento di diverse strutture religiose. L'operazione lampo è scattata giovedì sera quando il 60enne si era presentato nuovamente in canonica e ad attenderlo c'erano i poliziotti che avevano raccolto una dettagliata denuncia. Dopo aver recuperato anche una pistola priva di tappo rosso, replica di una semiautomatica con cui Garofano aveva minacciato gravi ritorsioni in caso di un diniego alla richiesta di soldi, i poliziotti hanno chiesto al parroco di avvertirli in caso di un ritorno e di assecondare le richieste. A fare la differenza un particolare: una fotocopia di una banconota di dieci euro. Quando Garofano è andato in chiesa e il prete gli ha dato i soldi, subito dopo in tasca al 60enne è stata ritrovata la banconota. E' un prova che il gip ha tenuto in considerazione quando ha firmato il provvedimento restrittivo. Il sacerdote si era ritrovato a vivere un incubo e in una occasione ha accusato un malore ed è stato ricoverato in ospedale. Dopo l'ultimo episodio ha deciso di denunciare, poi la svolta investigativa. La difesa andrà al Riesame.