Hanno chiesto l'assoluzione e in sub ordine la riqualificazione delle accuse contestate nell'ipotesi lieve di spaccio. E' stato il turno del collegio difensivo ieri in Tribunale davanti al giudice Mario La Rosa del processo per l'operazione Bellavista, condotta dalla Squadra Mobile che aveva portato alla scoperta di un giro di cocaina a Latina. Tutti gli imputati hanno chiesto il rito abbreviato, un giudizio previsto dal codice che consente la riduzione di un terzo della pena.

Le difese hanno cercato di scardinare le accuse puntando sull'estraneità ai fatti dei propri assistiti. Ha chiesto l'assoluzione perchè il fatto non sussiste l'avvocato Oliviero Sezzi che assiste Nazzareno Di Giorgio, 51 anni, residente a Latina, considerato dagli inquirenti e dal pubblico ministero Daria Monsurrò, il leader del gruppo specializzato nella vendita di cocaina a Latina. In sub ordine la difesa ha chiesto che venga presa in considerazione l'ipotesi lieve. Hanno cercato di scardinare le accuse anche i legali degli altri imputati: gli avvocati Mauro Padula, Amleto Coronella e Leonardo Palombi che assistono Marco Costanzo, 47 anni, anche lui del capoluogo, considerata una persona vicina a Di Giorgio e poi Mario Guglia, Andrea Reale ed Emiliano Valenti, difeso dall'avvocato Oreste Palmieri che nella scorsa udienza aveva chiesto per il proprio assistito anche lui l'assoluzione. Alla fine in aula si torna il prossimo 10 giugno per le repliche e a seguire sarà emessa dal giudice la sentenza.

Le indagini erano scattate subito dopo un episodio avvenuto nel marzo del 2019 nella zona della lottizzazione Cucchiarelli a Latina quando la Lancia Y di Marco Costanzo era saltata completamente in aria. Dagli accertamenti di natura tecnica, gli investigatori avevano scoperto un giro di spaccio di cocaina a Latina che gravitava attorno al Di Giorgio nei cui confronti l'accusa aveva chiesto la condanna a cinque anni e quattro mesi di reclusione. Nell'inchiesta portata a termine dalla Mobile, era emersa in particolare una clientela molto assortita che, appartenente al ceto medio della città, si riforniva della sostanza stupefacente. Nel caso di Costanzo nei cui confronti il pm aveva chiesto la pena di quattro anni e sei mesi, gli inquirenti hanno accertato che almeno dieci assuntori di cocaina si rifornivano con una certa frequenza dal 47enne.