Tutti hanno affermato di non sapere nulla delle raccomandazioni per il concorso Asl. Ma poi ci sono quelle infernali intercettazioni della squadra mobile a dimostrare il contrario. Prendiamo il caso del candidato, oggi assunto in Asl, Matteo Di Domenico, figlio della presidente del consiglio comunale di Gaeta Pina Rosato. Tutti, ma proprio tutti, erano a conoscenza del fatto che quel concorso era una passeggiata, lo sapeva l'interessato e pure i suoi amici. Il 31 marzo la polizia ottiene un decreto di perquisizione informatica sul telefonino di Matteo Di Domenico e lì c'è la prova, fornita dal suo migliore amico sui messaggi in chat. Il quale scrive: «Devi dire solo nome e cognome e sei promosso». E' l'8 ottobre 2020, il resto dell'Italia sta pensando ad altro. Invece Di Domenico confida all'amico che è sereno: «Mi ha tranquillizzato il tizio della commissione». E in effetti la sera precedente aveva parlato con il Presidente in persona, Claudio Rainone, che gli aveva offerto di scegliersi le domande dell'esame. L'amico di Matteo Di Domenico sembra consapevole anche di questo e infatti scrive: «Vai tranquill shone, è tutta farsa». La chat prosegue più o meno su questo filo conduttore ed è sempre l'amico del candidato a scrivere: «... ti rendi conto che tu hai già trovato fatica e quindi a te non te ne fotte più un cazzo... cioè mo' puoi fare le giornate a gaming e non fare niente, tanto già sai che faticherai a breve». Anche dalla chat di Giuseppe Tomao, ora ex Presidente del consiglio comunale di Minturno, emergono elementi che indicano con chiarezza come una sua amica fosse già a conoscenza il 9 ottobre che aveva superato il concorso, mentre la pubblicazione della graduatoria definitiva è stata pubblicata il 5 novembre, quindi in data assai posteriore. Come faceva la cerchia di amici dei candidati a sapere che tutto era andato bene? Ancora non sia sa.