E' stato ascoltato dal magistrato inquirente, il pubblico ministero Valentina Giammaria e in un interrogatorio, durato poco più di un'ora, ha ricostruito i fatti offrendo anche la sua collaborazione. E' l'ultimo capitolo dell'inchiesta Nico, condotta dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Latina che aveva portato all'arresto del dipendente comunale Nicolino De Monaco, 55 anni di Latina, accusato di corruzione. In base a quanto contestato aveva chiesto delle somme di denaro per concedere l'autorizzazione allo scarico delle acque reflue, di competenza del suo ufficio. Oltre all'impiegato del Comune, erano state indagate e sottoposte ad una misura restrittiva altre quattro persone. Come aveva sostenuto anche nel corso dell'interrogatorio di garanzia, il 55enne aveva dichiarato che si era limitato a dare in cambio dei soldi dei documenti contraffatti.

Una circostanza emersa anche quando, sempre nel corso dell'audizione davanti al gip Mario La Rosa, aveva ribadito che le carte prodotte per avere delle somme di denaro erano false. La difesa aveva chiesto la derubricazione del reato, non ravvisando i margini per contestare la corruzione ma la truffa, sulla scorta delle condotte contestate alla luce anche di una inchiesta che risale all'anno scorso e diretta dal pubblico ministero Valerio De Luca. L'uomo, un incensurato, attualmente è stato sospeso dal Comune di Latina dove lavorava e si trova agli arresti domiciliari. I giudici del Tribunale del Riesame avevano confermato l'impianto accusatorio contestato sulla scorta di intercettazioni telefoniche e ambientali, rigettando il ricorso delle difese. Il Riesame aveva respinto anche le azioni giudiziarie presentate dagli altri indagati coinvolti nell'inchiesta che si erano rivolti al dipendente comunale dopo aver ricevuto l'indicazione da una terza persona.

«Ha asservito in modo sistematico la propria funzione pubblica al soddisfacimento dell'interesse privato», aveva sostenuto il gip nell'ordinanza notificata lo scorso aprile. I fatti contestati quando l'uomo ricopriva il ruolo di addetto al servizio Ambiente e Territorio del Comune di Latina, sono avvenuti fra il dicembre 2019 ed il maggio 2020.

Oltre al dipendente comunale nell'inchiesta era finito Christian Pietrosanti, anche lui ai domiciliari, e altre tre persone nei cui confronti il giudice aveva disposto gli obblighi di firma: Pietro Cannone, Maurizio Ciucci, e Aurelio Feola. Non è escluso che una volta che si conosceranno le motivazioni del Riesame l'inchiesta possa giungere al giro di boa.