L'inchiesta sui concorsi per collaboratori e assistenti amministrativi nei ruoli della sanità pubblica ha imboccato la via maestra della politica, che a colpo d'occhio è sembrata il vero motore delle raccomandazioni poste in essere dal Presidente della Commissione d'esame, Claudio Rainone, finito agli arresti domiciliari insieme al Segretario della stessa Commissione, Mario Graziano Esposito.
Ieri mattina, poco prima di mezzogiorno, davanti all'ingresso della Procura della Repubblica di Latina, in via Ezio, è arrivato l'assessore regionale alla sanità, Alessio D'Amato, convocato dal Procuratore Aggiunto Carlo Lasperanza e dal sostituto Valerio De Luca, per essere ascoltato in veste di persona informata dei fatti.
In qualità di assessore regionale alla Sanità, D'Amato è stato a suo tempo certamente messo al corrente della predisposizione dei bandi di concorso da parte delle aziende sanitarie della regione, e non gli sarà sfuggito il bando che vedeva insieme alla Asl capofila di Latina anche quelle di Frosinone, Viterbo e Roma 3, anzi, il suo ruolo di assessore, che è quello di sovrintendere all'indirizzo politico che plasma l'intera attività sanitaria entro i confini del Lazio, vorrebbe che sia stato lui a sollecitare gli uffici per bandire dei concorsi per nuove assunzioni di personale per dare nuovo impulso al servizio sanitario regionale dopo anni di blocco delle assunzioni.
Su questa linea di indirizzo si ferma l'ambito delle competenze dell'assessore, e nel caso di D'Amato tutto lascia presumere che l'assessore alla sanità non abbia mai sconfinato, perché nelle carte dell'inchiesta trasmesse al giudice che ha emesso le misure di custodia nei confronti di Rainone e Esposito, il nome di D'Amato non compare mai, nemmeno de relato, nemmeno pronunciato da qualcuna delle persone intercettate.