La portata dell'episodio consumato due giorni fa in via Amaseno, la gravità di quello che è successo, è tutta racchiusa nelle frasi che i giovani teppisti hanno pronunciato nei confronti dei due senzatetto seduti sulla panchina del parco Santa Rita, preludio della vile aggressione a colpi di bottiglia sulla quale indagano i Carabinieri per risalire all'identità degli autori. Gli insulti urlati contro i due ospiti del dormitorio e il gesto nel suo insieme, non sono altro che l'ultima testimonianza della deriva che alcuni giovani stanno vivendo. Sono loro le prime vittime inconsapevoli, proprio i bulli, il prodotto di una società sempre più condizionata dagli stereotipi, votata all'apparenza e all'aggressività. Niente di nuovo, ogni generazione fa registrare le proprie devianze, ma ciò che manca è la consapevolezza delle fragilità, quanto mai necessaria per affrontare i problemi adolescenziali prima che sia troppo tardi.

«Ehi barboni di m...a, fate schifo. Andatevene!». Era questo il tenore delle frasi che si sono levate dal gruppo di giovani sconosciuti, sei o sette in tutto, all'indirizzo dei due senzatetto, un italiano e un romeno. Odio gratuito, che ha ferito nel profondo i due uomini seduti sulla panchina: lo straniero ha incassato ed è rimasto in silenzio, l'altro non ce l'ha fatta e si è alzato in piedi. Il gruppo di bulli non si era neppure fermato, gli insulti li hanno urlati mentre camminavano sul marciapiede di via Amaseno diretti verso il centro. Tant'è vero che il senzatetto, volendo pretendere da loro una spiegazione, si è incamminato verso di loro per raggiungerli.

Il contatto tra la vittima e la gang di adolescenti è avvenuto qualche centinaio di metri più avanti, tra via Teano e via Calatafimi, dove il senzatetto ha fermato i ragazzi e ha chiesto loro perché avessero rivolto a lui, e al suo amico, quelle parole ingiuriose, con tanta cattiveria. Parliamo di persone che vivono in strada, ma frequentano il dormitorio comunale di via Aspromonte in pianta stabile, e affrontano la loro condizione con dignità, senza alimentare forme di degrado.
Fatto sta che quando il senzatetto ha chiesto spiegazioni, come emerso appunto già nell'immediatezza dei fatti, uno dei giovani che lo aveva insultato non si è neppure sforzato di giustificarsi, ha sollevato la mano con la quale impugnava una bottiglia e l'ha utilizzata per colpire alla testa la vittima, ferendolo in maniera seria con i frantumi di vetro.
La stessa irriverenza, la medesima violenza gratuita, vista negli anni scorsi con le gang di bulli, veri e propri criminali in erba che "esercitavano" le doti di prevaricazione picchiando ignari passanti senza un motivo. Episodi ormai comuni a tante comunità, non solo quella latinense, segnali di un malessere che andrebbe affrontato seriamente, nel profondo del mondo dei giovani, prima che sia troppo tardi.