Dalla Questura è arrivata la prescrizione per vietare ai familiari di Giuseppe Travali detto Peppone lo Zingaro, morto ieri all'età di 60 anni, la possibilità di celebrare in forma solenne il trasporto della salma e la funzione religiosa prevista oggi alle ore 15 presso la chiesa della parrocchia San Luca nel quartiere Q5-Nascosa a Latina. Una decisione arrivata alla luce del suo curriculum criminale, ma anche e soprattutto per l'appartenenza a uno dei sodalizi criminali più agguerriti degli ultimi anni: Giuseppe Travali è stato compagno di Maria Grazia Di Silvio, madre tra gli altri di Angelo detto Palletta e Salvatore, dei quali Peppone non era il padre naturale pur avendoli riconosciuti come figli e avere tramandato loro affari e alleanze cementate con decenni di appartenenza alla malavita locale. In particolare il sessantenne, da tempo gravemente malato e per questo deceduto in una clinica del capoluogo anziché dietro le sbarre del carcere dopo il suo ultimo arresto, aveva legato il proprio nome al narcotraffico insieme a personaggi di spicco come lo stesso Costantino "Cha Cha" Di Silvio, insieme a lui considerato l'ispiratore del sodalizio materialmente gestito dai figli: entrambi capaci di vantare legami importanti con la malavita organizzata, avevano ormai ceduto il passo ai più giovani, pur mantenendo una forma di controllo su di loro. E proprio per questo ruolo, proprio come Cha Cha, anche Peppone Travali era stato arrestato sia nell'ambito dell'operazione Don't touch del 2015, sia di recente nell'ambito dell'inchiesta Reset, un completamento della prima, reso possibile grazie alle rivelazioni dei collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Agostino Riccardo che hanno permesso, agli inquirenti, di contestare l'aggravante del metodo mafioso a una serie di estorsioni e al traffico di droga. Per questo, associato alla cultura dell'ostentazione che i figli di Travali hanno mutuato dalla famiglia Di Silvio, il Questore ha deciso di vietare esplicitamente qualsiasi solennità delle esequie.