Il giudice per le indagini preliminari Giorgia Castriota ha accolto la richiesta dei sostituti procuratori Claudio De Lazzaro e Giorgia Orlando, disponendo il giudizio immediato per Remo Favero di 43 anni, Fabrizio Marchetto di 48 e suo figlio Angelo di 24, tutti e tre coinvolti nell'inchiesta "Tacita Muta" per la presunta escalation di episodi consumati ai danni di un quarantenne del capoluogo. E intanto per loro è già iniziato il processo, con l'udienza del 26 maggio, davanti al giudice monocratico Francesco Valentini: le accuse di cui devono rispondere, infatti, sono state ridimensionate rispetto a quanto configurato inizialmente sulla base dell'indagine della Squadra Mobile. In ogni caso, tutti e tre sono ancora ristretti agli arresti domiciliari.

Tra i capi d'imputazione non c'è più la rapina e gli atti persecutori vengono contestati al solo giovane, mentre ai due principali indiziati, oltre alla recidiva, viene contestata anche l'aggravante di avere contravvenuto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno alla quale erano sottoposti con provvedimento definitivo. L'inchiesta era nata dopo la denuncia presentata da un quarantenne che sosteneva di essere stato aggredito da Fabrizio Marchetto, almeno in due circostanze tra il 2018 e l'anno scorso, dopo essersi rifiutato di aiutare Remo Favero a rintracciare un giovane che aveva denunciato quest'ultimo per una vicenda pregressa. In occasione del secondo episodio, quello della scorsa estate, il quarantenne per difendersi aveva colpito a suola volta il quarantottenne, a suo dire alimentando le ire della sua famiglia, tanto che in quella circostanza sarebbe dovuto scappare, inseguito dal figlio di Marchetto. Lo stesso ragazzo che, alcuni mesi dopo, stando sempre alla denuncia della vittima, lo avrebbe seguito in auto, cercando di speronarlo, mimando il gesto della pistola. Nel corso dell'indagine il quarantenne aveva anche trovato una lingua di bue mozzata nella cassetta della posta, ma quest'ultimo episodio è rimasto senza colpevoli, in assenza di prove sufficienti per risalire agli autori di un gesto dal chiaro scopo intimidatorio.

«Alcune delle accuse sono cadute perché è stata una lite tra due persone, niente di più - si sfoga Luana, la moglie di Fabrizio Marchetto - Ma quell'uomo che denuncia di essere vittima, è arrivato al punto di rivolgere pesanti minacce a mio marito con un messaggio vocale. Non è così vittima come dice di essere, ma ci ha rovinati. Abbiamo dovuto subire un blitz all'alba, ma le accuse che rivolge devono essere dimostrate, in un caso c'ero anche io e le cose non sono andate come dice lui».