Indipendentemente dal fatto che Sergio Gangemi sia stato condannato a 9 anni di reclusione per estorsione con il metodo mafioso, il procedimento davanti al Tribunale per la sorveglianza di Roma a suo carico era andato avanti fino all'altro giorno.
La Procura infatti, nel luglio del 2020 aveva disposto il sequestro - e avviato le pratiche per la richiesta di confisca - di beni (immobili e mobili) per circa 4 milioni di euro. Figuravano nell'elenco delle proprietà di altri soggetti che gli inquirenti ritengono essere prestanome di Sergio Gangemi, l'intero compendio aziendale di 4 società (tra Milano e Latina), conti correnti, un immobile, 29 automezzi e 1 yacht di circa 18 metri ormeggiato sul litorale.
Tutti questi beni in qualche modo per gli inquirenti erano nella disponibilità del Gangemi. L'autorità inquirente inoltre, ritenendo sussistente la pericolosità sociale dell'imprenditore che una volta viveva a Latina ma la cui famiglia - che avrebbe contatti con le organizzazioni criminali calabresi - gravitava su Aprilia, oltre al sequestro e alla confisca, aveva anche richiesto il divieto di soggiorno proprio a Latina e l'obbligo di presentazione alla Pg (il così detto obbligo di firma in caserma o in commissariato) per cinque anni.

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