Una commissione speciale d'inchiesta formata dall'ormai ex Consiglio comunale, un'indagine aperta dalla procura di Cassino, sopralluoghi, denunce, rilievi di Arpa, carotaggi, allarmi per il superamento dei limiti. A due anni dalla scoperta delle "fumarole" che segnalarono la presenza della discarica di Calabretto, la bonifica è al palo. Persa tra scambi di lettere, procedure burocratiche, ricerca dei responsabili dell'inquinamento. Sono queste le altre pastoie, forse più pericolose, in cui si ferma la parte più importante dell'iter iniziato con il caso di inquinamento: il recupero dell'area. Lo dice bene il provvedimento adottato dal Settore ecologia e tutela del territorio della Provincia di Latina, la procedura prevista dalla legge 152/2006, che al titolo "Bonifica siti contaminati" dispone di individuare il responsabile della contaminazione e assegnargli gli obblighi. Pare facile.

La scoperta della discarica di Calabretto risale al 4 luglio del 2019. Dopo un tam tam, venne sequestrata quasi due mesi dopo. Eternit, plastiche, calcinacci, lastre ondulate, venuti a galla insieme alle "fumarole", combustioni sotterranee del materiale abbandonato. Un allarme che colpì tutto il territorio, le analisi rilevarono sostanze nel terreno, idrocarburi e ancora a settembre dello scorso anno, scrive la Provincia, il Comune segnalava livelli di contaminazione superiori alla soglia. Molti gli scambi tra Provincia e Comune. L'ente di via Costa invia anche tre richieste, tra ottobre 2020 e gennaio 2021, alla procura di Cassino per conoscere lo stato del procedimento, ma senza avere risposta. Nel frattempo la polizia provinciale fa un sopralluogo ma relaziona che, per via del sequestro, non ha potuto eseguire un controllo analitico. Così ad aprile del 2020 si decide per la visura catastale che consente di risalire ai proprietari, i quali interloquiscono con la Provincia. Ma il responsabile dell'inquinamento è altra cosa, non c'è. Dovrà concludersi il procedimento giudiziario. La legge dice che comunque il proprietario ha degli obblighi di prevenzione. Ma non dell'intera bonifica. Che a questo punto può fare solo un ente pubblico. Il Comune? Ma «su base di un motivato provvedimento che giustifichi l'impossibilità di accertare l'identità del soggetto responsabile, ovvero esercitare azioni di rivalsa, agendo in rivalsa verso il proprietario che risponderà nei limiti del valore di mercato del sito».