Estorsione con il metodo mafioso, il ricorso presentato dalla difesa di Sergio Gangemi, imprenditore calabrese di Latina è stato accolto in parte. L'avvocato Giuseppe Fevola aveva infatti impugnato la condanna di primo grado a 9 anni di reclusione e oggi la Corte di Appello di Roma ha deciso di ridurre la condanna a 7 anni 2 mesi e 20 giorni di reclusione ed euro 2.100 di multa, ma ha allo stesso tempo confermato l'aggravante mafiosa. Per l'accusa Sergio Gangemi è il mandante di una serie di attentati che hanno attinto le abitazioni di due imprenditori di Aprilia e Torvajanica per costringerli a consegnare - o restituire secondo la tesi della difesa - diversi milioni di euro. Quattro anni di intimidazioni a parole, con bossoli lasciati davanti alle abitazioni, i primi colpi di pistola, una granata fatta esplodere in giardino fino all'assalto a colpi di fucile automatico (oltre venti i colpi sparati contro la villa). In primo grado Gangemi era a processo con il fratello e altri due soggetti, Patrizio Forniti e Mirko Morgani, questi due considerati gli autori di almeno uno degli episodi intimidatori (per loro il processo è ancora in corso) e venne assolto dall'accusa di usura. Da sottolineare che nonostante le richieste di costituzione di parte civile dai Comuni di Aprilia e Pomezia, l'autorità giudiziaria ha ritenuto che nonostante siano stati accertati (la parola fine sarà messa probabilmente dalla Cassazione) reati con la connotazione del metodo mafioso, non vi siano le condizioni per ritenere danneggiate le due comunità.