Rischiava una condanna fino a sette anni di reclusione, alla fine la vicenda che lo aveva portato a processo si è ridimensionata ma è stato comunque condannato a un anno e quattro mesi. E' quello che ha deciso ieri il giudice del Tribunale Fabio Velardi nei confronti di Vincenzo P., 42 anni, residente vicino Latina, accusato di aver diffuso un video su Youtube dove minacciava alcuni magistrati del Consiglio Superiore della Magistratura. Nel corso della requisitoria il pm aveva chiesto la condanna a un anno e sei mesi mentre la difesa, rappresentata dall'avvocato Francesco Pietricola, ha cercato di scardinare le accuse e alla fine - al termine della camera di consiglio - il magistrato ha letto il dispositivo.
Le indagini condotte dagli uomini dell'Arma avevano permesso di risalire all'uomo a seguito di una segnalazione arrivata quasi un anno e mezzo fa e in quel contesto gli uomini dell'Arma avevano deciso di approfondire il caso dopo che avevano ritrovato il video pubblicato su youtube dove vi erano delle minacce molto dirette ai magistrati dell'ufficio giudiziario di Palazzo dei Marescialli. A quanto pare l'imputato aveva creato un canale personale dove aveva pubblicato il filmato rimasto in rete per alcuni giorni e che subito dopo era stato rimosso. Nel corso del processo erano emersi diversi particolari, la difesa aveva sostenuto inoltre che l'uomo faceva riferimento ad un fatto che si era verificato quando faceva il servizio militare. Agli atti dell'inchiesta sono finite le minacce pronunciate che sono state oggetto di indagine prima e materia di condanna poi. «Troverò un santo in divisa, gli darò due milioni di euro e gli dirò tu li devi ammazzare tutti. Ricordatevi una cosa: io passerò alla storia, con l'esperienza mia militare io ci arrivo». Nel videomessaggio l'uomo riferendosi ai giudici del Csm, li aveva chiamati: «quelli del tavolo rotondo» e in una circostanza l'imputato aveva anche minacciato di morte dei membri del Consiglio Superiore della Magistratura per turbarne l'attività ed ottenere in questo modo l'adozione di un provvedimento giudiziario che lo riguardava. Le condotte contestate sono avvenute tra il 4 e il 12 marzo del 2020 e nel corso delle indagini preliminari era stato sottoposto anche ad una misura restrittiva firmata dal giudice Pierpaolo Bortone per la pericolosità sociale e la platealità delle minacce.

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