Non si sono interrotte con il fermo di Mohamed Jandoubi le indagini della Questura sull'escalation di scippi e rapine in strada che il tunisino di 34 anni è sospettato di avere pianificato negli ultimi mesi. Prima di tutto gli investigatori sono al lavoro per accertare la responsabilità dell'ex pusher nei vari episodi registrati in zone diverse della città, ma anche e soprattutto per rintracciare il complice che lo ha aiutato a consumare i diversi colpi e svanire nel nulla, ogni volta, facendo perdere le proprie tracce prima che venisse identificato dai poliziotti della Squadra Volante e catturato nel corso di una vera e propria caccia all'uomo.
Non è solo la logica a suggerire che lo straniero fosse aiutato da qualcuno in occasione di borseggi e rapine. Innanzitutto è l'unica spiegazione per la circostanza che fino al giorno della sua cattura, Jandoubi era sempre riuscito a sparire dal luogo scelto per le aggressioni ai passanti, giusto in tempo per evitare di incrociare Le pattuglie delle forze di polizia che in quei giorni avevano intensificato l'attività di prevenzione dei reati: dopo tutto la descrizione del bandito era piuttosto particolare - non solo per i numerosi tatuaggi sul volto e sulle braccia che lo rendono particolarmente riconoscibile, ma anche per una lunga e folta barba nera che si tagliato di recente nel vano tentativo di depistare le indagini - eppure il sospettato non era stato mai incrociato a piedi, quindi non poteva che essersi organizzato con un mezzo di trasporto veloce o meglio con l'aiuto di un complice.