Condanna a tre anni di reclusione nei confronti di Larbi Chafii, 26 anni, marocchino, accusato di violenza sessuale nei confronti di una volontaria del centro diurno in via Vittorio Veneto a Latina. Il giovane che si era presentato all'ingresso e poi era diventato all'improvviso una furia, cercando di abusare di una ragazza, era stato arrestato lo scorso primo febbraio in pieno centro a Latina.

La cattura era scattata al termine di una operazione lampo condotta dagli agenti della Squadra Volante intervenuti a seguito di una richiesta al 113. Ieri davanti al giudice del Tribunale Mario La Rosa, si è svolto il processo e l'imputato ha scelto di essere giudicato con il rito abbreviato, un giudizio previsto dal codice che prevede la riduzione di un terzo della pena in base agli elementi raccolti in fase di indagini. A fronte di una richiesta di condanna di 4 anni di reclusione formulata dal pubblico ministero Antonio Sgarrella che in aula ha ricostruito i fatti contestati, a partire dalle fonti di prova tra cui le dichiarazioni della parte offesa e di altri testimoni, al termine della camera di consiglio il giudice ha emesso la sentenza. E' stata accolta la prospettazione accusatoria.

L'episodio aveva suscitato un profondo allarme quando l'imputato aveva approfittato della donna, bloccandola da dietro e palpeggiandola nelle parti intime. Nel giro di pochissimo tempo era stato arrestato dai poliziotti impegnati nei servizi di controllo del territorio per la prevenzione dei reati. Il 26enne, si era presentato nella struttura di via Vittorio Veneto sulla circonvallazione senza mascherina e una volta che la parte offesa con molta educazione lo ha invitato ad indossare il dispositivo di protezione, la reazione è stata inaspettata e violenta.

Il 26enne dopo che si è abbassato i pantaloni, ha rincorso la donna che ha trovato rifugio in una stanza ma lui ha afferrato la ragazza che è stata palpeggiata nelle parti intime e sul seno.

Le richieste di aiuto della parte offesa hanno richiamato l'attenzione degli altri ospiti che sono subito intervenuti e hanno allontanato il 26enne che proprio in quei momenti ha afferrato un tondino di ferro e ha tentato di lanciarlo contro il gruppo di persone che stava difendendo l'operatrice.

Erano stati gli agenti - coordinati dal dirigente Giovanni Scifoni - a immobilizzare l' aggressore nei cui confronti pendeva un provvedimento di espulsione emesso dall'Ufficio Immigrazione della Questura di Verona e che risale al 31 dicembre del 2020.
L'accusa contestata dagli inquirenti è quella di violenza sessuale e ieri si è svolto il processo, In sede di interrogatorio di convalida era stato il giudice Giuseppe Cario ad emettere una ordinanza di custodia cautelare per i gravi indizi raccolti e per una serie di elementi investigativi univoci e concordanti.