Il giudice ha ritenuto che sarà necessario un processo per stabilire le responsabiltà nei confronti degli imputati accusati a vario titolo di aver sfruttato i braccianti in una azienda agricola di Borgo Faiti a Latina. Il via con l'udienza per il 21 settembre. Ieri in cinque sono stati rinviati a giudizio.
Nel corso dell'inchiesta si era svolto anche un incidente probatorio in Tribunale - davanti al giudice Giuseppe Molfese che aveva emesso il provvedimento - e nel corso dell'esame molti stranieri avevano ritrattato facendo marcia indietro con dichiarazioni che gli stessi inquirenti avevano definito «anomale».
Anche al Riesame le accuse per gli imputati avevano retto e il quadro indiziario era rimasto inalterato. A margine della camera di consiglio ieri il giudice Pierpaolo Bortone ha letto in aula il decreto che dispone il giudizio e ha deciso per il processo nei confronti di: Luciano De Pasquale e la moglie Roberta Albarello, Mariano, Lucia e Annunziata De Pasquale. Sono difesi dagli avvocati Giuseppe Fevola e Nicola Ottaviani. Il via tra tre mesi davanti al giudice monocratico e le accuse contestate sono: intermediazione illecita allo sfruttamento del lavoro e violazioni del testo unico degli stranieri in materia di lavoro.
Subito dopo l'incidente probatorio, proprio un anno fa, alcuni braccianti agricoli dipendenti dell'azienda avevano protestato davanti al Tribunale. La manifestazione era scattata perchè i lavoratori volevano far sapere che stavano meglio prima della bufera giudiziaria e che all'epoca venivano pagati con regolarità.
L'operazione della polizia era scattata il 23 aprile del 2020 e nel corso dell'inchiesta erano state sequestrate - durante la notifica dei provvedimenti - due aziende. Secondo il teorema accusatorio e il pm Marco Giancristofaro, i lavoratori erano costretti a dei turni di lavoro massacranti e arrivavano sul luogo di lavoro a bordo di pulmini dove erano ammassati; i mezzi appartenevano alla società delle persone finite sotto inchiesta. Questa ricostruzione era stata completamente diversa rispetto a quella della difesa che aveva ribadito la regolarità dei contratti dei dipendenti.

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