Due ergastoli per due imputati e oltre mezzo secolo di pena per gli altri due. Il processo di primo grado per la morte della giovane Desirée Mariottini, ha portato a dure condanne per i quattro responsabili della sua morte, ma questa sentenza lascia irrisolti ancora alcuni dubbi: sul corpo della 16enne infatti, vennero rinvenuti i DNA di altri soggetti, rimasti ancora oggi ignoti. Queste persone, rimaste senza un volto e mai perseguite dalla legge, potrebbero essere colpevoli quanto chi è stato condannato nelle scorse ore. Anche per l'avvocato Giuseppina Tenga, legale di Alinno Chima - condannato a 27 anni per omicidio, ma assolto per la violenza - non sono mai stati identificati gli altri profili genetici rinvenuti sul corpo della giovane di Cisterna.
I risultati dei test, effettuati sulla salma della 16enne e su alcuni reperti rinvenuti nel tugurio di via dei Lucani alla fine dell'aprile del 2019, avevano confermato la compatibilità con il DNA di Mamadou Gara e Yusif Salia, mentre quello di Chima era stato trovato su alcuni oggetti utilizzati sia da lui che dalla 16enne. Nessuna traccia invece di Brian Minteh, il quarto condannato. In quella circostanza i DNA isolati tra i numerosi reperti analizzati in laboratorio erano di più dei soli tre compatibili con i cittadini africani. Soltanto per loro si è riusciti a stabilire l'identità, grazie al confronto, mentre per gli altri, non si è mai riusciti a dare un volto, un nome o almeno un indizio che potesse ricondurre a qualcuno.
Visto il contesto in cui si è consumato l'atroce delitto, per gli inquirenti è stato fin da subito difficile risalire al vero numero dei presenti in quell'edificio e le reali identità delle persone che frequentavano il tugurio di via dei Lucani. Persone senza fissa dimora oppure senza un regolare permesso di soggiorno. Insomma dei veri e propri fantasmi. Persone che dopo aver visto Desirée inerme su quel materasso sono vigliaccamente scappate senza guardarsi dietro.