Parte con una schermaglia procedurale anche la seconda udienza del maxi processo su urbanistica e favori al Comune di Latina specie in relazione alla gestione degli impianti sportivi, da cui deriva il nome, «Olimpia». Ieri mattina ci sono state le repliche della pubblica accusa ad una serie di eccezioni della difesa dei 29 imputati.

Il Tribunale si è riservato di decidere e nel frattempo ha rinviato il processo al 13 luglio, quando ci sarà la nomina dei periti che dovranno occuparsi della trascrizione del lungo elenco di intercettazioni allegate agli atti del fascicolo. Il procedimento scaturisce dall'inchiesta omonima, che nell'autunno del 2015 produsse uno scossone cui seguì, nei fatti, il crollo di un'intera fase storico-politica della città di Latina. Un maxi processo che si snoda lungo tre filoni e che è approdato al dibattimento dopo una lunghissima fase preliminare con oltre venti udienze davanti al gup. I reati contestati vanno dai favori al Latina calcio per lo stadio comunale alle modalità con cui furono approvati ben sei piani particolareggiati (tutti poi annullati dal commissario straordinario Giacomo Barbato) con un incremento di cubature dalla Giunta Di Giorgi senza il necessario passaggio in consiglio comunale.

E poi c' è il terzo troncone che riguarda la concessione di appalti e incarichi a ditte e imprenditori di «amici», senza gara. Inizialmente gli indagati erano 35, poi ridotti a 29. Un elenco nel quale spiccano alcuni dei nomi più importanti dell'amministrazione della città e dell'imprenditoria locale: Pasquale Maietta, Paola Cavicchi, l'ex sindaco di Latina Giovanni Di Giorgi, il dirigente al Comune di Latina Ventura Monti, il funzionario comunale Nicola Deodato, gli imprenditori Fabio e Fabrizio Montico, l'ex dirigente del Comune Alfio Gentile, l'ex assessore all'Urbanistica Giuseppe Di Rubbo, l'architetto Luca Baldini, l'ingegnere Luigi Paolelli, il costruttore Massimo Riccardo, Roberto Pellegrini, Silvano Spagnoli, Stefano Pistoia, Antonio Ferrarese, Valter Betti, Giuseppe Macrì, Francesca Rossi, Alessandra Marciano, Andrea e Sandra Capozzi, Antonio Di Girolamo, Claudio Petitti, Giovanni Spada, Giuseppe Baggio, il notaio Giuseppe Celeste, Sergio Fanti e Stefania De Marchi. Dagli atti e dai dialoghi emerge uno spaccato di città in cui l'amministrazione comunale seguiva una serie di interessi particolari, per esempio quello del calcio e dei costruttori e dove verde, servizi, spazi per lo sport, carenza delle scuole non erano tenute in alcuna considerazione. L'amministrazione comunale di Latina è stata ammessa quale parte civile in questo processo in considerazione dei danni che si ipotizza siano stati arrecati sia all'immagine della città che all'ambiente e al funzionamento dei servizi pubblici. danni causati, anche, da componenti del mondo politico e della struttura burocratica. L'iter del dibattimento si annuncia lungo sia per il numero dei testi che per il volume delle prove da esaminare.