Duello in aula nelle ultime fasi di Alba pontina. Il cambio di un componente del collegio ha portato ad una nuova requisitoria dei pm Luigia Spinelli e Claudio De Lazzaro, che hanno riscritto la storia criminale degli ultimi anni di Latina nel corso del processo ed elencando gli elementi raccolti nel corso delle indagini della Squadra Mobile.
«Era una organizzazione di stampo mafioso - hanno osservato i pm - sono soggetti di una grande caratura criminale e basta la spendita del nome alle vittime per capire il potere e la forza di intimidazione». Nella ricostruzione della crescita del gruppo di Campo Boario la pubblica accusa ha analizzato i ruoli e il pm De Lazzaro si è soffermato su quello di Armando Lallà Di Silvio, considerato il capo e che ricopre il ruolo di paciere. «E' investito delle questioni più importanti. Il clan cerca anche di investire in attività economiche che sono state monitorate e fanno capire che vuole implementare gli affari».

I magistrati hanno tirato le somme con le richieste di condanna in base agli elementi che sono stati raccolti. Anche nel corso della precedente udienza erano state formulate le richieste per quasi cento anni complessivi di carcere nei confronti degli imputati che devono rispondere di associazione di stampo mafioso, estorsione e detenzione e spaccio di stupefacenti.
E' stato il turno delle parti civili, della Regione Lazio, assistita dall'avvocato Carlo D'Amata, dell'associazione Caponetto, rappresentata dall'avvocato Felicia D'Amico e del Comune di Latina, rappresentato dall'avvocato Francesco Cavalcanti: «La nostra comunità esce mortificata e questa indagine ha permesso di far emergere un dilagante quadro di criminalità - ha detto - l'associazione ha danneggiato la città, i fatti sono gravissimi, espressione di una chiara organizzazione».
La seconda parte del processo è stata dedicata esclusivamente alle difese degli imputati e le arringhe sono andate avanti fino alle 19 con un'udienza lunghissima. La parola è passata al collegio difensivo che ha cercato di scardinare le accuse chiedendo l'assoluzione.

L'avvocato Emiliano Vitelli che assiste Tiziano Cesari ha spiegato che non vi è nessun riscontro all'attività di spaccio del proprio assistito e ha chiesto l'assoluzione. Ha parlato oltre un'ora l'avvocato Emanuele Farelli che assiste Sara Di Silvio e Federico Arcieri e ha sostenuto che non sussistono i requisiti per configurare l'associazione con vincolo mafioso alla luce anche di una sentenza della Cassazione sui Fasciani, aggiungendo che per la posizione di Arcieri il ruolo era marginale. E' stato il turno poi dell'avvocato Luigi Tozzi che difende Angela Di Silvio nei cui confronti è stata chiesta l'assoluzione.