Una cosa è apparsa subito chiara nel primo e, ora, nel secondo troncone dell'inchiesta sui concorsi Asl: il «raccomandatore» non conosceva nemmeno il nome e la faccia dei raccomandati. Perché esisteva un raccomandante che li univa ed era Claudio Moscardelli, appunto. L'immagine plastica viene fuori dalle parole di Rainone, il quale anche quando chiama i candidati per suggerire loro le domande usa il «lei» e non il «tu», dunque non si trattava di suoi diretti protetti, ma di quelli di un altro. Questo quadretto è nettissimo nel concorso per 23 posti da collaboratore amministrativo, le cui prove si sono svolte ad ottobre 2020, e nel quale, come sottolinea il gip nell'ordinanza «è provato come Rainone agisse su istigazione del Moscardelli, che inviava al Presidente di Commissione i numeri dei candidati da favorire».

Lo stesso Moscardelli veniva poi ragguagliato sull'attività compiuta per favorirli e al tempo stesso sollecitato a provvedere alla progressione di carriera del «complice». Il «cuore» dell'inchiesta è sempre il pomeriggio del 7 ottobre; il giorno seguente si sarebbe dovuta tenere la prova orale per coloro che avevano superato lo scritto: Rainone sa che deve aiutare due persone ma non ha i loro numeri di telefono e scrive al segretario del Pd: «Claudio ho necessità di parlarti; mi mandi i numeri di telefono dei ragazzi?». Moscardelli non risponde subito e poco dopo Rainone lo chiama chiedendo «i numeri di tutti e due.. per vedere se riusciamo a cambiare... le notizie che mi hanno dato». Così Claudio Moscardelli fornisce a Rainone il contatto di Giuseppe Tomao e Matteo Di Domenico. Pochi minuti più tardi Rainone chiamerà entrambi chiedendo loro quali fossero le domande più gradite e usando con entrambi il «lei» per sapere quale «pensierino» fosse più gradito durante l'esame del giorno seguente. Ma il lavoro non era ancora finito perché Claudio Rainone anche dopo la prova orale di Tomao e Di Domenico si preoccupa di riferire a Moscardelli e con l'occasione chiede anche della sua promozione a Direttore Amministrativo. Ecco il testo della intercettazione riportata dal giudice delle indagini preliminari: «.. scusami per l'orario eh!! Intanto tutto apposto insomma, anche se per uno dei due ho dovuto fare qualcheee.. qualche forzatura, ma non è un problema... fatto... ma quand'è che tu pensi di avere delle novità?».

Diciamo che questa telefonata contiene esattamente la cosiddetta «utilità» della corruzione: il pubblico dipendente Rainone Claudio sottomette la sua funzione alla volontà di un cittadino terzo per ottenere un avanzamento di carriera e la «dazione» consiste nell'assunzione di due tizi cui sono state fornite le domande in anticipo. E uno dei due, a quanto sembra, non ha saputo nemmeno quelle suggerite. C'è dell'altro: la conversazione sull'esito dell'esame orale di Tomao e Di Domenico prosegue anche sulla modalità di attribuzione delle sedi ai due nuovi assunti, sedi che dovranno essere le più comode. Per questo Rainone spinge sui tempi della sua nomina al posto dell'allora direttore Eleonora Di Giulio e infatti specifica bene all'interlocutore, ossia l'ex senatore Pd: «...ti spiego perché.... perché io mo' che finisco il concorso, giovedì, poi consegno gli atti e farei la delibera con decorrenza primo novembre, però non vorrei che le destinazioni le desse lei... hai capito?». Lei era appunto la Di Giulio sul cui trasferimento ad altra sede erano in corso nell'autunno del 2020 febbrili contatti che, riportati indirettamente, avrebbero coinvolto anche l'assessore regionale alla sanità e il consigliere regionale del Pd Enrico Forte. Lo stesso direttore generale Giorgio Casati sarebbe stato informato e avrebbe posto come unica eccezione quella di trovare una collocazione simile altrove per la Di Giulio. Si tratta anche qui di dichiarazioni fatte per via indiretta ma riportate negli atti del Tribunale.