L'indagine sulla Asl di Latina non è chiusa. E' solo, forse, arrivata alla sua tappa più dura. Intanto Claudio Moscardelli e Claudio Rainone, il primo un politico, il secondo un dirigente dell'azienda, sono indagati in concorso con altre persone.
E poi c'è un passaggio chiave sulle prospettive di sviluppo dell'inchiesta. Lo si evince in più elementi di prova che vengono posti dal gip a supporto dell'esigenza di applicare la restrizione della libertà ad entrambi gli indagati ed in specie a Moscardelli. «Va segnalato - scrive il gip - come l'interesse del Moscardelli sia orientato anche oltre il concorso per la copertura di 23 posti... il Moscardelli in data 31.05.2019, ovvero sei mesi prima della pubblicazione del concorso pubblico, per titoli ed esami, per la copertura a tempo indeterminato per 70 posti di assistente amministrativo avvenuto il 27 novembre, già chiedeva informazioni a riguardo».

Va detto che mentre per il primo concorso, quello da 23 posti, esistono prove molto importanti a sostegno del condizionamento degli esami, nel secondo, quello da 70 posti, ci sono solo coincidenze e anomalie gravi, le stesse che hanno indotto il direttore generale Silvia Cavalli a revocare la delibera in autotutela.

Tuttavia la Procura e l'ufficio gip del Tribunale sono convinti che Moscardelli aveva l'intento di «operare anche su altri fronti e su altri concorsi», di qui «l'elevato pericolo di ripetizione del patto corruttivo e di rivelazione del segreto d'ufficio per entrambi gli indagati... le indagini e la messaggistica sul telefono sequestrato al Rainone documentano un quadro indiziario di ripetute ingerenze da parte del Moscardelli su un fronte più vasto dei concorsi».

Quali sono questi fronti? E quanto possono incidere o hanno già inciso sulle indagini? E' difficile rispondere adesso, anche se questa appare già come un'inchiesta molto veloce e che, al di là delle singole responsabilità, svela un mondo, quello dell'azienda sanitaria pontina, costellato di favori, amicizie, contatti con la politica e anche molto odio interno, come dimostra il «trattamento» riservato alla ex direttrice amministrativa Eleonora Di Giulio, che andava trasferita non solo per far posto a Claudio Rainone ma anche perché «non sta bene ai politici di qui». Frase quest'ultima che candidamente si lascia sfuggire Roberto Masiero, il responsabile della sanità provinciale per il Partito Democratico.

E dunque, oltre a quanto emerge nella contestazione specifica che ha portato agli arresti domiciliari l'ex senatore, l'informativa finale della Guardia di Finanza documenta «ripetute ingerenze del Moscardelli finalizzate al favorimento di vari soggetti nell'ambito della sanità pontina. Condotte sia pure non contestate allo stato, in corso le indagini per la loro esatta definizione, esprimono prognosi negativa e delineano scenari di possibile ripetizione in vista di possibili utilità per il Moscardelli sul piano del consenso».
Quest'ultima considerazione della Procura, fatta alla luce delle intercettazioni telefoniche, riporta la questione sotto la luce sempre accesa della politica.

Tutto quello che è accaduto e che si contesta è riconducibile alla ricerca del consenso. Piazzare uomini in posti di rilievo consentiva di creare una rete buona per asset politici. In questo senso non c'è davvero nulla di nuovo perché si tratta di una vicenda perfettamente sovrapponibile a quella cui si è assistito nei primi anni 2000 anche se in quell'occasione non si arrivò ad emettere misure cautelari, poiché mancavano prove cardine, come le intercettazioni, per quanto ve ne fossero diverse cartacee.