Il risvolto penale del caso delle due donne lesbiche di cui una vittima di abusi sessuali dal datore di lavoro e poi anche diffamazione e stalking, si è concluso con il rinvio a giudizio dell'imputato.
Nei giorni scorsi il giudice per l'udienza preliminare Giuseppe Molfese ha deciso al termine dell'udienza filtro che sarà necessario un processo per stabilire le condotte dell'uomo che era stato indagato a piede libero. L'inchiesta era stata coordinata dal pubblico ministero Simona Gentile ed era nata sulla scorta di una denuncia presentata dalla parte offesa.
Gli episodi finiti nel fascicolo del magistrato inquirente, erano avvenuti vicino Latina e tra le ipotesi di reato c'era anche la diffamazione.
A quanto pare la situazione sarebbe diventata sempre più critica sul luogo di lavoro dove Sara (il nome è di fantasia per tutelare la sua privacy) e la compagna sono state apostrofate in maniera pesante dall'imputato. E' stata la stessa Sara che in una circostanza ha denunciato di aver subito le attenzioni dell'uomo con una serie di battute molto pesanti che hanno minato la sua serenità oltre ad un palpeggiamento che ha portato poi gli inquirenti a contestare il reato di molestie sessuali.


«A raccontare questa storia sembra che stiamo parlando di un'altra era, è tutto arcaico, eppure siamo state denigrate e delegittimate nella nostra dignità con un comportamento omofobo. Tutto questo ha distrutto alcuni progetti di vita», aveva raccontato due mesi fa Sara, quando aveva ricostruito i mesi di inferno vissuti nell'azienda da dove era stata costretta ad andare via e dove lavorava insieme alla compagna con cui aveva molti progetti in comune che invece sono svaniti.