Cronaca
10.07.2021 - 08:30
L'omicidio di Massimiliano Moro fu il primo passo di una strategia criminale tesa a favorire l'ascesa delle famiglie Ciarelli e Di Silvio, oltre che l'inizio di una controffensiva voluta dai giovani dei due clan per vendicare l'agguato consumato la mattina precedente ai danni di Carmine Ciarelli e fermare sul nascere le velleità dei gruppi concorrenti. A distanza di cinque mesi dai primi quattro arresti, l'inchiesta della Dda di Roma sull'agguato di largo Cesti del 25 gennaio 2010, ha vissuto una nuova svolta grazie alle rivelazioni di Andrea Pradissitto, che aveva fatto parte di quel commando e ha deciso di collaborare con la giustizia dopo la notifica dell'ordinanza di custodia cautelare dello scorso 23 febbraio sostenuta dalle dichiarazioni dei primi pentiti, testimoni indiretti di quella stagione sanguinaria. Con i fatti descritti dall'interno di quella che, secondo i magistrati, fu un'associazione per delinquere di stampo mafioso, ne è derivata una ricostruzione ancora più dettagliata dell'omicidio, che ha permesso agli investigatori della Squadra Mobile di identificare tutti i protagonisti, almeno due in più, e i rispettivi ruoli.
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