Arriva un disperato appello lanciato dal commissario dell'Ordine degli avvocati di Latina Giacomo Mignano per salvare l'ufficio del Giudice di pace di Latina che è ad un passo dal corto circuito. I problemi in questi giorni si stanno accavallando: sono di natura logistica e anche sotto il profilo dell'arretrato. Il rischio questa volta è che a settembre si raccolgano i pezzi di un sistema che sta andando in frantumi. E' proprio il commissario dell'Ordine a scrivere una lettera aperta inviata al presidente del Tribunale Caterina Chiaravalloti dove chiede un intervento immediato per una serie di nodi che sembrano impossibili da sciogliere. «Nonostante gli sforzi profusi la situazione sembra ad un punto di non ritorno - osserva Mignano - a seguito di un sopralluogo nel presidio giudiziario ho accertato una situazione emergenziale che è indecorosa». Oltre a centinaia di fascicoli ammucchiati, senza alcuna logica e alla rinfusa, ha messo in rilievo Mignano - il sistema di areazione è inattivo da tempo, in quanto si è accumulato un ritardo nel pagamento dei canoni di locazione ed è stata sospesa la fornitura del gas che alimenta il sistema di condizionamento e le finestre non possono essere aperte con temperature che arrivano a 35 gradi. E' una situazione intollerabile». L'altro ostacolo è rappresentato dalla totale paralisi dell'ufficio. «La penuria del personale sta rendendo impossibile l'evasione degli affari trattati e il sistema telematico avviato con il protocollo lo scorso luglio, non è più operativo perchè non vi è un addetto che possa provvedere alla sua cura». Gli scenari? Drammatici. «Il 12 luglio il dirigente della cancelleria e unico addetto al settore civile andrà in ferie per tre settimane e al momento non vi è un sostituto. Se si considera - continua Mignano nella lettera - che questi, bontà sua è operativo per almeno 12 ore al giorno, è da prevedere il blocco totale dell'ufficio. In questo contesto, in base alle proiezioni fornite dal Coordinatore dei giudici - ribadisce il commissario - è da presumere che le udienze fissate per il mese di settembre non si potranno tenere e le cancellerie non saranno in grado di assicurare i più elementari servizi che le fanno carico». La conclusione a cui arriva Miignano è amarissima. «E' innegabile che una giustizia che non è in grado di fornire le minime risposte alla collettività rappresenti, un grosso ostacolo alla crescita economica, con gravi ricadute sulla tenuta sociale essendo denegato uno dei servizi cardine della società civile». Nella lettera per scongiurare quella che gli avvocati definiscono «deriva» viene chiesto al presidente del Tribunale un intervento per scongiurare la paralisi totale della giustizia. Nell'ufficio di via Vespucci da diversi mesi la situazione è drammatica. Nonostante gli impegni e la volontà di voler risolvere e tamponare i problemi, non c'è via d'uscita. Adesso da parte del Consiglio dell'Ordine arriva un disperato appello. Non c'è più tempo da perdere.