Un pezzo di verità importante sulla mattanza cominciata all'indomani del tentato omicidio di Carmine Ciarelli arriva dal resoconto di Andrea Pradissitto, ultimo pentito in ordine di tempo nel panorama criminale di Latina, attualmente in carcere per diversi reati, e ora raggiunto da una nuova ordinanza che lo vede tra i sospettati dell'omicidio di Massimiliano Moro.


«In una riunione avvenuta all'indomani dell'omicidio di Fabio Buonamano - ha riferito Pradissitto agli inquirenti - venne delineata una linea stragista. Vuol dire che dovevano essere eliminate tutte le persone che potevano impedire che noi tutti prendessimo il potere su Latina e provincia in modo incontrastato. Il primo nome che fu fatto - riferisce ancora «Pradissitto - fu quello di Fabrizio Marchetto; il secondo nome fu quello di Carlo Maricca; il terzo nome fu quello di Mario Nardone, e poi del cognato Maurizio Santucci, e i due fratelli Antonio e Pietro Mazzucco. Ciascuno di noi si prese un obiettivo. Subito dopo andammo da.... (un esponente del clan dei Casalesi residente a Nettuno) con mio suocero (Ferdinando «Furt» Di Silvio) per chiedergli delle armi con cui poter dare i lvia al nostro disegno stragista. Giorni dopo fummo richiamati e ..... ci consegnò quattro pistole: una 38 special argentata; una 7,65 bifilare argentata; una 9x21 Glock di colore nero e una 9x19 Glocher, tutte complete di munizionamento».
Andrea Pradissitto racconta anche che nelle settimane a seguire le riunioni a Campo Boario, in casa di Armando Di Silvio, erano state sempre più frequenti e vi prendevano parte esponenti delle famiglie Di Silvio e Ciarelli.
Il gruppo, sempre stando alle dichiarazioni del nuovo pentito, aveva compreso che se voleva allargare gli spazi nel controllo del mercato della droga, doveva eliminare il gruppo che teneva sotto il proprio dominio altri quartieri della città, e perciò le riunioni erano funzionali a mettere a punto la strategia per colpire i «nemici» scegliendo tempi e metodi di azione.
«Controllare il quartiere significava controllare le attività criminali legate allo spaccio» ha spiegato ancora Pradissitto agli inquirenti.
La veridicità di queste affermazioni viene fuori dalla rilettura delle cronache dei primi mesi dell'anno 2010.