Una notte magica, la più bella. Ripensando a quella del 1982. Era l'11 luglio, anche in quella occasione, quando l'Italia di Bearzot, contro tutto e tutti, alzò davanti a Sandro Pertini, la Coppa del Mondo. Il cittì azzurro, all'epoca, aveva soltanto due anni in più dell'attuale Commissario Tecnico, quel Roberto Mancini che ieri sera ci ha fatto tornare in piazza, per strada, in ogni luogo, a festeggiare un Europeo vinto con pieno merito a spese dei padroni di casa dell'Inghilterra.

L'Italia del calcio più forte della pandemia, di un virus che ci ha rinchiuso dentro casa, che per un anno e mezzo ci ha levato ogni cosa, la libertà, ma non la passione e la voglia di tifare per la Nazionale, la più bella dai tempi di Bearzot e Marcello Lippi.
Al triplice fischio finale, tutti per strada e la provincia pontina, d'incanto, si è trasformata in un grande, immenso, tricolore.

Dal nord al sud, da Aprilia al Garigliano, il tricolore ha unito in un grande abbraccio il desiderio, attraverso il calcio e la Nazionale, di ritrovarsi, perché di no di abbracciarsi, di far sventolare alta quella bandiera mai così amata, di sentirsi fieri di essere italiani alla faccia di chi, in questo anno e mezzo, ce ne ha dette di tutti i colori.
Ieri a tarda sera, però, abbiamo tutti quanti tirato un calcio al vecchio continente, vestendo i panni del cittì azzurro, gridando al mondo intero: "Siamo Campioni d'Europa, d'Europaaaa...". Come nel 1982, prim'ancora nel ‘68, quando la doppia finale con l'ex Jugoslavia ci regalò, prima di ieri sera, il titolo continentale, e dopo nel 2006, quando a Berlino, dopo la Germania, rispedimmo al mittente i "cugini" francesi diventando per la quarta volta Campioni del Mondo.

È toccato all'Inghilterra, vittima sacrificale sull'altare azzurro. Davanti a Mattarella, come quella del 1982 lo fece con Pertini in tribuna. Campioni d'Europa, Campioni d'Europa. Da urlare in faccia a tutti e, nella notte, il popolo pontino lo ha fatto. Mettendo da parte ogni cosa, almeno per una notte e urlando ai quattro venti la propria gioia. 

Da casa, in strada. Il tempo di vestirsi con i colori di una bandiera mai così amata. Per godere di un momento unico, non vogliamo dire irripetibile, ma sicuramente significativo per il momento che ancora stiamo attraversando. La Nazionale di Roberto Mancini ci ha riportato in strada, trentanove anni dopo quella di Bearzot. E il risveglio, questa mattina, sarà ancora più bello. Perché da ieri sera, sentirsi italiani, fieri del tricolore, è ancora più bello. Da Aprilia al Garigliano, passando per il comune capoluogo. Abbracciandoci, finalmente, per l'Italia del calcio.