E' ' costata un anno e quattro mesi di reclusione a Antonio Fusco la soffiata al clan Di Silvio che fece saltare un'operazione della squadra mobile che avrebbe potuto portare in carcere gli autori di un'estorsione. Si è chiuso dunque ieri pomeriggio il processo per una delle storie più surreali, tra le molte emerse negli atti, della complessa indagine denominata «Alba Pontina».
Il verdetto è arrivato poco dopo le 15.30 a conclusione di una ricostruzione che la difesa, rappresentata dagli avvocati Luca Giudetti e Stefano Iucci, ha cercato di ricondurre ad una diversa interpretazione, ossia ad un intervento dell'imputato in favore della vittima dell'estorsione con cui aveva un rapporto di amicizia.
Il pubblico ministero rappresentato dal sostituto procuratore Luigia Spinelli aveva chiesto la condanna di Fusco a un anno e sei mesi di reclusione. Antonio Fusco, detto Marcello, 57 anni, commerciante di Latina, compare in più passaggi dell'inchiesta Alba Pontina e di lui parla diffusamente il collaboratore di giustizia Renato Pugliese.
In questo troncone era accusato di favoreggiamento nell'estorsione ad un imprenditore di Sermoneta il quale era vittima, nel 2016, del clan riconducibile ad Armando Di Silvio, a sua volta imputato principale della tranche dell'inchiesta ancora in fase dibattimentale davanti al Tribunale di Latina. Il giorno in cui il ristoratore aveva appuntamento con i suoi aguzzini per consegnare una parte del denaro della richiesta estorsiva, Antonio Fusco telefonò al cellulare di Gianluca Di Silvio che però era in uso ad Agostino Riccardo. Ma cadde la linea e Riccardo richiamò al numero comparso sul display; gli rispose il centralino del comando provinciale della Guardia di Finanza di Latina, dunque la telefonata al cellulare era partita da uno degli interni degli uffici della Finanza che non è mai stato individuato, ma per questa storia il blitz della polizia che doveva cogliere in flagranza di reato di Di Silvio e Riccardo saltò. Infatti Riccardo una volta resosi conto che la telefonata veniva dal centralino delle Fiamme Gialle chiamò Fusco al suo cellulare e questi lo invitò con fermezza a non andare a quell'appuntamento.
La telefonata è stata intercettata ed è agli atti di questo processo e dell'altro contro Armando Di Silvio.
Il pubblico ministero in aula ha sostenuto che l'imputato era consapevole dell'appostamento della polizia vicino alla Torre Pontina (luogo dell'appuntamento per la consegna dei soldi) e che ha avvisato per questo motivo Agostino Riccardo, il quale insieme a Renato Pugliese stava taglieggiando l'imprenditore. Di questa famosa telefonata ha parlato in aula, quando è stato sentito come teste ad Alba Pontina, anche l'ex capo della squadra mobile Antonio Galante. Per la difesa Antonio Fusco commise un'imprudenza per aiutare l'amico vittima di estorsione ma non ci fu alcuna soffiata e infatti in sede di arringa i due avvocati dell'imputato avevano chiesto l'assoluzione. La sentenza a carico di Fusco arriva a poche ore da quella che in primo grado deciderà il nucleo centrale dell'inchiesta di Alba Pontina e che è attesa appunto per domani.