L'elezione a europarlamentare nel 2019 è il punto più alto raggiunto da Matteo Adinolfi nella propria carriera politica. In quella occasione portò a casa oltre 22 mila preferenze in provincia di Latina. Va detto che (sulla carta) l'intero partito pontino di Salvini votava per lui e dunque il risultato è abbastanza lineare con quelle che sono le percentuali che il Carroccio ottenne alle ultime Europee. Ma i riflettori delle indagini si accendono su Adinolfi rispetto a quanto accaduto tre anni prima, nel 2016.

Riavvolgiamo il nastro e torniamo a quei giorni. Adinolfi, noto commercialista e insegnante del capoluogo è, da alcuni anni, il coordinatore di Noi con Salvini, il movimento parallelo alla Lega che era presente in tutto il sud Italia e che getterà le basi per le elezioni politiche del 2018, quando il Carroccio, da partito del nord, inizierà a ottenere seggi un po' ovunque in Italia. Tanto per dire, in quel lontano 2016, l'attuale potentissimo sottosegretario della Lega Claudio Durigon non era tra i componenti di Noi con Salvini, ma attraverso l'Ugl ruotava attorno a Forza Italia. Adinolfi, assieme a pochi altri, costruisce la lista che andrà a sostenere il candidato sindaco Nicola Calandrini (Fratelli d'Italia). Una lista, NcS, costruita non senza difficoltà, va detto. Alla fine prenderà poco più del 4% e Matteo Adinolfi si porterà a casa 449 preferenze. E' il più votato, come del resto ci si aspetterebbe essendo il coordinatore. Ora, secondo le accuse del pentito Agostino Riccardo, 200 voti di Adinolfi sarebbero stati comprati dall'imprenditore Raffaele Del Prete. Anche se poi, lo stesso collaboratore di giustizia, spiega che i soldi furono intascati dal clan senza procurare i consensi. Saranno i magistrati, comunque, a stabilire quale sia la verità. Limitiamoci a vedere nello storico della carriera di Adinolfi, quante preferenze prese nelle precedenti candidature.

Nel 2016 Adinolfi era lontano dalla politica attiva da nove anni. L'ultima volta si era candidato nel 2007 nella lista di Alleanza Nazionale, ottenendo 319 voti, insufficienti a garantirgli l'elezione in Consiglio comunale. Meglio gli era andata nel 1997 e nel 2002, quando è stato eletto consecutivamente consigliere, restando in Consiglio fino al 2007. Nel 2002, sempre nella lista di Alleanza nazionale, Adinolfi portò a casa 482 preferenze. (Nel ‘97 non c'erano le preferenze).

Sulla vicenda che lo coinvolge come indagato assieme a Raffaele Del Prete, Emanuele Forzan e Agostino Riccardo, Matteo Adinolfi ieri ha detto poche parole: «Leggerò l'ordinanza e capirò quali sono le accuse. Ho piena fiducia nella magistratura. Quel che so è che io non ho fatto nulla».