L'indagine Touchdown, con cui i Carabinieri hanno monitorato Raffaele Del Prete tra il 2015 e il 2017 e ora fornisce conferme alle dichiarazioni dei pentiti, non ha permesso di appurare che l'allora candidato Consigliere comunale Matteo Adinolfi fosse al corrente dello scambio elettorale politico-mafioso tra l'imprenditore suo sostenitore e Agostino Riccardo, all'epoca affiliato al clan di Armando "Lallà" Di Silvio e dal capo famiglia delegato agli affari in campagna elettorale, ma le microspie piazzate nell'ufficio di Del Prete hanno comunque testimoniano come l'attuale eurodeputato leghista fosse al corrente di pratiche dubbie poste in essere per avvantaggiare la sua elezione. Nella primavera di cinque anni fa, gli investigatori della Sezione Operativa del Reparto Territoriale di Aprilia, hanno documentato infatti un incontro tra Adinolfi e una Di Silvio, Silvana, che insieme al marito erano disposti a dirottare i loro voti verso il capolista dell'allora movimento Noi Con Salvini. Due personaggi con trascorsi ingombranti nella criminalità latinense.


Troiani si presenta nell'ufficio di Del Prete sia per parlare di un affare nel campo dei rifiuti prospettato all'imprenditore, ma anche per offrire una decina di voti che in origine avrebbe voluto girare a un altro politico del centrodestra. Mentre i due parlano, nello stesso ufficio entra Matteo Adinolfi e l'imprenditore fa gli onori di casa, presentando così i coniugi al candidato Consigliere: «Mattè, lui è Luca... ci dà una grande mano, ci dà ‘na mano... se so nove so certificati». Quando poi la coppia esce, Adinolfi chiede chi fossero quei due, e Del Prete pronuncia i loro nomi. Quando apprende di avere stretto la mano a una Di Silvio, l'attuale eurodeputato esclama: «Per dinci... Di Silvio proprio?» e poi ancora «non sembra una Di Silvio lei però eh».