L'ha portata lei in quel tugurio, ed è stata sempre lei a farle fare il primo buco perché Desirée, prima di quel momento, non aveva mai preso una siringa in mano. Antonella Fauntleroy non era un'amica della 16enne di Cisterna, ma chi l'ha condotta tra le mani di chi poi ha decretato la fine della giovane cisternese.
Elementi agghiaccianti che emergono dalle motivazioni della sentenza del gup di Roma che lo scorso aprile ha condannato la Fauntleroy a sei anni di reclusione per cessione a minore di stupefacenti. Il Corriere della Sera ha pubblicato alcuni stralci del dispositivo, riportando i passaggi principali di quelle tragiche ore.
In attesa quindi di conoscere le motivazioni che hanno portato a giugno la terza corte di assise di Roma a condannare all'ergastolo Yusif Salia e Mamadou Gara, a 27 anni Alinno Chima e a 24 Brian Minteh per la morte della minorenne, sono già note le motivazioni che hanno portato alla condanna della 20enne originaria del Botswana, giudicata con rito abbreviato. E secondo quanto scritto dal gup è la 20enne sudafricana la persona che ha «introdotto la sedicenne nel gruppo di spacciatori», nelle giornate precedenti a quel 18 ottobre del 2018, quando la 16enne di Cisterna fu ritrovata senza vita dagli operatori del 118. Desirée - sempre secondo la ricostruzione del gup - ritorna nel tugurio di via dei Luciani alla ricerca di droga e per farlo chiede aiuto al suo «punto di riferimento» a Roma, cioè la Fauntleroy. Il giudice infatti sottolinea che Desy «è solita spostarsi con la Fauntleroy».